Liberati. Ma liberi?

Liberati. Ma liberi?

Secondo me dovremmo tutti festeggiare il 25 aprile. Dovrebbe essere una festa per tutti gli italiani, quei pochi che restano e quei molti che lo diventeranno. Dovremmo raccontare per bene ai nostri ragazzi il 25 aprile. Per bene vuol dire una cosa impossibile in Italia: senza passione e con onestà intellettuale. Dovremmo raccontare per bene il 25 aprile come il 4 novembre; e secondo me anche il 7 – 10 marzo dell’ottocentoventuno, la battaglia di Antrodoco, che principiò il risorgimento. Ma il risorgimento ormai l’abbiamo cucinato sull’antiaderente e non sfrigola né crepita più. Uno lo può anche stare a sentire come una cosa curiosa, tanto in là nel tempo da domandarsi se sia tutto proprio così. E’ un po’ come con i numeri: sei milioni? Venti milioni e rotti? Più passa il tempo e più diminuiscono; i morti, intendo. Invece il 25 aprile è una data che sta sulla graticola e s’attacca; e più uno cerca di prendere le misure, più quella crepita, s’incricca, s’incolla e si sbrindella. E più ci si allontana.

Foto ANPI Ravenna

Questo è il 25 aprile: la festa della lontananza in cagnesco. Una delle più brutte feste che ci siano in Italia, tanto dovrebbe essere bella. Dovremmo essere contenti di essere stati liberati; dovremmo essere riconoscenti ai resistenti, quelli veri, quelli che la resistenza l’hanno fatta veramente, uomini di sinistra, di destra, di centro, cattolici e non cattolici. I resistenti veri, non quelli fuori tempo che ogni anno si sgolano con bella ciao, che fra l’altro nessuno dei resistenti veri cantò mai. Ecco, questi mi piacciono di meno, perché la resistenza fu quella, non questa; ora non c’è nulla a cui resistere, mentre ci sarebbe invece molto al quale reagire. Di là sarebbe ora di smetterla di sentirsi traditi: traditi da cosa, da chi. Il fascismo, come il socialismo reale o qualsiasi altra forma di regime, è stato un disastro completo da qualsiasi parte uno s’intestardisca a volerlo vedere: quando la persona viene offesa, ogni movimento è un oltraggio, un assassinio e un fallimento. Questo vale per mancina, per destra, per nord, per sud. Liberi dal nazifascismo. A chi ha certe nostalgie, ricorderei che difficilmente avrebbe fatto la vita che ha fatto se il nazifascismo non fosse stato fermato. La resistenza ha fatto i suoi errori? Certo; certo che ne ha fatti. Quand’ero bambino, alcune anziane raccontavano con terrore le scorrerie di alcuni resistenti: le ruberie, le giustizie sommarie, l’arroganza. Ma di ladri, ingiusti e arroganti ve n’è in ogni posto, o abbiamo gli occhi per guardare solo quello che vogliamo?

Foto: giovanigenitori.it

Io non ci sarei voluto stare sotto un regime in cui la persona vale zero e per questo sono grato ai resistenti. E sono grato anche ai cosiddetti alleati, anche se non al programma degli alleati. Sono grato a quei soldati che sono venuti a morire qui, perché l’Italia fosse liberata, non sono grato a quello che è venuto dopo. Io avrei voluto essere libero e non solo liberato. E’ questo il punto: che me ne faccio di essere liberato, se poi devo essere libero con la condizionale. A questo si deve reagire, non resistere. Ogni anno, invece, la solita storia: la Costituzione italiana è figlia della resistenza. La nostra Costituzione votata, rigida, lunga e laica si basa sulla resistenza. Ma mica è del tutto esatto: la Costituzione viene da più lontano, viene da Mazzini. La resistenza la fa presente e ricorda che la libertà non è mai gratuita. E siccome non è gratuita, io voglio reagire: all’ipocrisia dei dittatori democratici, prima di tutto, e poi alla violenza dei sistemi bancari. Sia l’una che l’altra annullano la persona e quindi non si deve resistere, ma reagire; altro che bandiere vessilli e belle da salutare. Qui è in gioco la libertà del singolo, che è la libertà più importante di tutte, senza la quale l’intera impalcatura frana e si diventa veluti pecora, si perde la dignità e il pensiero, la capacità di essere, i nostri ragazzi diventano sempre più analfabeti e quindi stupidi, e noi sempre più servi. Perché mica è vero che quella guerra finì; continuò. E per continuare aveva necessità che fossimo liberati, ma liberi assolutamente no. Assolutamente no.