Laudato NO

Con l’avvento di Bergoglio, che si è dato il nome di “Francesco”, il Poverello d’Assisi viene più che mai tirato a sproposito per il saio.

In particolare, l’attuale “papa”, con la sua enciclica LAUDATO SI’,  mutuandone il titolo dal testo del “Cantico delle Creature”, ha ingaggiato San Francesco per conformarsi a quella visione politica “green” che si vuole imporre a livello globale, tanto da arrivare a vagheggiare il “peccato ecologico”, alla luce del nuovo precetto (estraneo al novero dei 613 enunciati nella Bibbia) della “cura del Creato”, quasi un idolo da venerare, e tanto da eleggere il “Pianeta” personificato e la sua “salvezza” come fine terreno, oscurando la salvezza dell’anima ed il fine ultraterreno della vita che costituiscono i cardini del Cristianesimo.

Tutto questo preambolo per arrivare a dire che, salendo al Colle dei Cappuccini, ed accostandosi a quella che viene denominata “Oasi di San Francesco” e “Casa di Accoglienza”, e quindi in ambito “francescano” nella sua accezione attuale, ci si aspetti di assurgere ad una dimensione di piena armonia tra Cielo e Terra. Nemmeno per idea.

La scena a cui si assiste accedendo al piazzale antistante la Chiesa conventuale di San Francesco al Monte (Parrocchia del Buon Pastore, Diocesi di Foligno) è deprimente: incuria, sporcizia, dissesto, alberi secchi, lampioni rotti, una fontanella che, sotto la scritta di lode francescana dell’acqua, non la eroga, pavimentazione disastrata, blocchetti di porfido in libertà, contenitori stracolmi, rifiuti sparsi in ogni dove. Altro che cura!

Voglio presumere che, all’interno dell’area privata, la cosiddetta “Oasi” e la cosiddetta “Accoglienza” siano invece propriamente tali. Certo è che l’area aperta al pubblico è ben lungi da evocarle ed anzi costituisce un biglietto da visita al contrario per chi vi fosse diretto.

In questa condizione contraddittoria e ben poco edificante, viene spontaneo scuotere la testa e pensare che qui, meglio del LAUDATO SI’, sia più consono il… LAUDATO NO.