Fatto il ponte tibetano, ora bisogna fare i tibetani

Fatto il ponte tibetano, ora bisogna fare i tibetani

Parafrasando la celebre frase attribuita a Massimo d’Azeglio “Fatta l’Italia, ora bisogna fare gli italiani”, adesso che il ponte tibetano tra Sellano e Montesanto è pronto non rimane che i più impavidi si facciano avanti. L’opera è composta di 1023 scalini a pedata discontinua per una lunghezza totale di 517 metri, durante i quali si raggiunge un’altezza massima dal suolo di 175 metri. All’inaugurazione erano presenti il sindaco di Sellano Attilio Gubbiotti, l’ingegnere capo progettista Marco Balducci, il destination manager (esperto di marketing) di Visit Sellano Paolo Borroi, l’assessore regionale con delega al turismo Paola Agabiti, il Senatore Guido Castelli in qualità di commissario alla ricostruzione post-sisma, il presidente dell’Assemblea Legislativa della Regione Umbria Marco Squarta e l’imprenditore Brunello Cucinelli. A presenziare la conferenza stampa e la successiva inaugurazione ufficiale con taglio del nastro anche una gremita folla di residenti e non, i quali chi per curiosità e chi per provare il brivido di attraversare il ponte si sono recati a Sellano.

Nella prima giornata, infatti, è stato possibile per i residenti attraversare il ponte gratuitamente, mentre da oggi in poi sarà possibile farlo pagando 25 euro o 30 euro con la navetta di ritorno da Montesanto. I più temerari oltre che l’attraversata potranno tornare passando per i percorsi di trekking oppure restare per sempre a Montesanto e ricostruirsi lì una vita, se lo desiderano. Il sindaco Attilio Gubbiotti, simbolicamente, è stato il primo ad attraversare il ponte dopo aver tagliato il nastro inaugurale. Prima della traversata si viene imbragati da un team di esperti per poter procedere con il moschettone lungo le funi del ponte. L’imbrago è comodo e la procedura molto snella e veloce, qualcuno magari potrebbe suggerire che sia più opportuno ‘mbriacarsi piuttosto che imbragarsi per affogare le paure nell’alcol, ma non è il ponte tibetano il luogo adatto a tali suggestioni. D’altronde, il ponte è stato costruito con funi ad hoc e, come spiega il capo progetto Ing. Marco Balducci, non c’è motivo di avere timore.

Ing. Marco Balducci

Ingegnere Balducci, costruire una struttura del genere in un’area sismica comporta dei pericoli?
“Assolutamente no. Il terremoto è un pericolo per strutture dotate di massa elevata, come può essere un grande edificio, ma non è questo il caso del ponte tibetano. Il ponte potrà accogliere al massimo 75 persone contemporaneamente, ma non è questo a costituire una criticità”
Potrebbero essere la neve o il vento a creare problemi alla struttura?
“Quando abbiamo fatto le prove di peso sul ponte, lo abbiamo fatto proprio per garantire che la struttura regga in caso di accumuli di neve o forte vento. Sappiamo che la struttura è in grado di reggere queste eventualità, il collaudo è stato fatto proprio ad hoc mettendo in tensione il ponte verso il basso per simulare carichi molto pesanti”
Cosa succede se qualcuno dovesse sentirsi mancare a metà del percorso?
“Per questa situazione abbiamo previsto in loco la presenza di un’esperta squadra di soccorritori attrezzata con barelle e quanto necessario per il trasporto di persone”.

Il ponte tibetano rappresenta un volano per il tessuto economico, sociale e turistico della Valnerina, oltre che un altro importante tassello da aggiungere all’attuale slancio di alcune frazioni montane come Rasiglia o Pale. A tal proposito, il sindaco Gubbiotti ha affermato che sta lavorando a stretto contatto con le istituzioni del Comune di Foligno per un progetto comune che coinvolga queste località. Il cambio di prospettiva necessario è di non far pagare alla montagna il gap infrastrutturale rispetto alle città, al contrario occorre sia salvaguardare il territorio che renderlo abitabile. Lo stesso Cucinelli ritiene che l’Umbria, e in generale i luoghi immersi nella natura, stiano diventando un punto di riferimento mondiale: “Gli americani comprano case nei paesini dove noi siamo cresciuti, perché qua trovano la cura al mal dell’anima, la spiritualità, il misticismo e la verità. Faccio un appello per la salvaguardia della bellezza, cerchiamo di essere cittadini puliti e rispettosi”. Ora non resta che prendere un bel respiro, scacciare paure ancestrali e, un passetto alla volta, fare i tibetani.

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