CHIESE E CHIESASTRE

Della chiesa dei Santi Filippo e Giacomo a Vallupo, disastrata dal terremoto del 1997, ho già scritto sulla Gazzetta di Foligno nel 2009 (vedi), nel 2017 (vedi) e nel 2019 (vedi), quando la mostravo incappucciata da una tettoria, che ritenevo preludio alla sua riparazione. Nemmeno per sogno. a distanza di oltre sei anni, alla superiore se ne sta aggiungendo un’altra, tutta attorno, di vegetazione che, prima o poi la fagociterà e la nasconderà alla vista, sprofondandola nell’oblio. Oltre che di culto, la chiesa rappresenta anche un luogo della resistenza, essendo stata utilizzata da don Pietro Arcangeli come  rifugio per i Partigiani. Quindi il suo restauro dovrebbe essere di interesse sia religioso che laico. Niente di tutto questo. Siamo tutti francescani, ci vantiamo che il Poverello, a Foligno, avrebbe venduto i suoi bei per riparare la Chiesa di San Damiano, dopo che il Crocefisso gli disse “Va’ e ripara la mia casa” ma pare che l’unica casa da riparare fosse quella e tutte le altre in condizioni disastrate possano andare in rovina. E non si tratta certo di una questione di soldi, perché per costruire ed ampliare edifici parrocchiali, che poi magari restano inutilizzati, i soldi si trovano in abbondanza, anche grazie all’otto per mille. Si tratta semplicemente di volontà e questa volontà, come in altri ambiti pastorali, oltre a distinguere tra figli e figliastri, divide le chiese, tutte ugualmente “case del Signore”, in chiese e chiesastre. Santa ipocrisia.