Foligno – Trino: chi è l’uno?

Foligno – Trino: chi è l’uno?

Trino Vercellese è certamente città dantesca. Del resto a quale città italiana si potrebbe negare un fregio dantesco: per il fatto stesso di essere italiana, una qualunque città del nostro paese è dantesca, perché Dante immaginò l’Italia, e ne lasciò a chi venne dopo il progetto, prima ancora che l’Italia fosse. Anzi, ogni nostra città è bene si convinca d’essere prima dantesca e poi italiana. Non ci fosse stato Dante, sarebbero città della penisola italica, ma non sarebbero italiane. Trino ci tiene perché da lì vennero i Giolito, gli editori che stamparono a Venezia, nel 1555, l’edizione della Commedia curata da Ludovico Dolce, nientemeno. Dolce, che nelle stampe veneziane del poema, dal 1512 fino al 1536, aveva sentito più volte proclamare Dante divino, s’inventò che l’attributo potesse far bella mostra dell’opera, oltreché dell’autore e, memore (ma non sono sicuro) del Trattatello,  pubblicò per la prima volta la Commedia con l’epiteto di divina. 

Ludovico Dolce, meschino, con i Giolito da Trino non s’arricchì mai, ma Divina Commedia restò e, da che i cruscanti gradirono, Divina Commedia fu ed è. Foligno però è la città dell’editio princeps: vuol dire che più di ottant’anni prima che i Giolito da Trino imprimessero tanta indiscutibile divinità, i folignati avevano già impresso il poema sacro, sul quale Dante s’era smagrito per anni, dovendo metter mano fra cielo e terra. E c’è un altro fatto, cospicuo. Dolce burla un po’ sul codice della sua edizione, lasciando intendere d’aver fra le mani il codice amalteo, che dovrebbe a sua volta risalire a quello di uno dei figlioli di Dante (epperò non si capisce bene di chi: Iacopo? Pietro?). Il che, al limite, può anche essere: che Giovan Battista Amalteo abbia frascritto, intendo. Ma il codice presenta non poche scorrettezze e per questo, fra l’altro, a me par strano che sia di Iacopo: per quanto un testo propria manu Iacobi Dantis girava e l’aveva avuto fra le mani anche Filippo Villani. Dolce non precisa mai la fonte (che però è aldina: 1515, con varianti frequenti dal Vellutello e dal Landino), non studia da filologo e questo contribuisce allo scarso valore testuale dell’edizione.

Invece l’editio princeps il suo codice di riferimento ce l’ha ed è il Lolliniano 35, uno dei Danti dei Cento. Vince Foligno su Trino? Manco per sogno. Edizione prima e su questo non ci piove, ma  filologicamente fitta di errori. E quindi pareggio? Direi di si. Ma i folignati si possono spassare con certe suggestioni tutte loro, laddove l’operaio addetto alla stampa s’annoia, oppure è stracco, e allora Foligno palesemente diverge dal Lolliniano. Pien di sonno in su quil punto (Inf. I, 11), lolliniano a quel punto. Maculato (33), lolliniano macolato.  Voluntieri (55, come del resto nel canto di Paolo e Francesca, v. 73) , lolliniano volontieri (ma nell’editio folignate volentieri in Purg. IV, 85). Lu loco sancto (Inf II, 23), lolliniano lo loco santo. Succurri (104), lolliniano soccorri. Quisti non hanno speranza di morte (Inf. III, 46), lolliniano questi. Custì (Inf. III, 88), lolliniano costì.   Quil (Inf. IV, 45) lolliniano quel (ancora in Par. XXV, 43 quista);  cusì (Inf. VI,103) per così.  Lu scripse (Inf. V, 137), lolliniano lo scrisse. Vui ciptadini (Inf. VI,  52) per voi cittadini ( vui anche in Inf. VIII, 54 e nui  in Inf. XVII, 119). Unde (Inf. VII, 104) per onde. Ligno (Inf. VIII, 40), lolliniano legno. Sepulcri (Inf. X, 7), lolliniano sepolcri. Custui (65), lolliniano costui. Lu pantan (Inf. XX, 90), lolliniano lo pantan. Turbidi  (Inf. XXIV, 146), lolliniano torbidi. Curata (Inf. XXVIII, 26) lolliniano corata e poco oltre stroppiato per storpiato (v. 31). Qualche perplessità sul succorso di Inf. XXIX, 81) per il consueto soccorso. Lu huom (Inf. XXXIV, 115), lolliniano l’uom. Lu sommo (Purg. IV, 40), lolliniano lo sommo. Suave (Purg. X, 38), lolliniano soave. Per quanto ancora in Paradiso (XXIII, 83) fulgurati per folgorate. 

E si potrebbe anche continuare. Ma allora? Trino o Foligno? Chi è l’uno? Nessun dei due: pari merito. Foligno stampò per prima e Trino disse che era divina. Amen.