Sulle tracce dell’ircocervo

Sulle tracce dell’ircocervo

Giuro che c’era, me lo ricorderò finché campo, anche se non c’è stato verso di ritrovarlo l’ircocervo, favoloso animale che partecipa della natura del capro e del cervo. Lo avevano raffigurato in via delle Ceneri con una scheggia di carbonella. O forse in via del Reclusorio. Seppur disegnata con grazia quella chimerica assurdità era brutta come un colpo. Un’iscrizione in stampatello, da prendersi come didascalia, recitava: “IRCOCERVO”.

Dapprima pensai che il graffito fosse destinato ad un gran cornuto che abitasse nei paraggi, poi venni a scoprire che con quel nome era anche definito lo sfruttatore di prostitute, il ruffiano insomma, trovando conferma in Francesco Fulvio Frugoni

“Il Cane di Diogene” VII, 188: “Succedette che un cavalier di Clusia fè per un mandatario sfregiar un ircocervo che gli aveva locata la moglie vaccina a prezzo competente”.

Le ristrutturazioni post sismiche hanno cancellato dagli intonaci i vecchi graffiti, più di quanti volumi abbia distrutto l’incendio della biblioteca d’Alessandria (appiccato dal generale Abu al-Abbas, che il suo dio lo abbia in gloria). Bisogna concedere che erano istruiti i writers di una volta, se è vero che della leggendaria bestiaccia ne scrisse – ispirandosi al “Sofista” di Platone – anche Aristotele nel “De Interpretatione”. A seguire l’ircocervo liberalsocialista fu preso a pretesto da Benedetto Croce per tartassare il filosofo Guido Calogero. E siamo arrivati a metà dell’Ottocento, più o meno quando quello sgorbio fu effigiato sui muri della città dall’oscuro autore.

Ormai dobbiamo accontentarci dei tag creati dai graffitari desiderosi d’insemprarsi, ahimè, persino sulla viva pietra del Subasio della Madonna del Pianto, compatrona della città, protettrice di Foligno dai terremoti ed altre calamità. A chi volesse risalire nel tempo (sia detto per i boomer che mostrino modi di pensare ritenuti ormai superati dalle nuove generazioni) basterà recarsi in via Niccolò Alunno, civico 9, nelle vicinanze del monastero di Sant’Anna. Sul frontespizio di una finestra potrà ancora leggere un datato incitamento a Coppi, il più popolare ciclista di tutti i tempi, prima che anche quel graffito venga cancellato dalle lumacose collette del Superbonus 110% o sostituito da qualche neologismo semantico.