Aspettando Sanremo – Terza puntata

Aspettando Sanremo – Terza puntata

Vi ricordate le audio cassette? Quelle che di solito recavano la scritta mixed by… di qualche amico improbabile, del fidanzatino, o di quello che aveva il negozio di dischi e te le registrava gratis? Quello che segue è un po’ la stessa cosa. E visto che a breve si torna in riviera, avrei piacere di presentarvi una compilation mixed by… di tutti gli scandali che hanno attraversato la storia del Festival. Cercate di comprendere la mia posizione. Sanremo è un evento talmente bizzarro e vuoto, e allo stesso tempo pieno di roba,  soprattuto roba inspiegabile, dove Festivalers hanno un desiderio evidentemente insaziabile di mostrare qualsiasi cosa pur di finire sulle pagine dei giornali. E’ chiaro che vale la pena parlarne. Ora io comprendo che siamo nel 2024, e il Festival con tutta la sua aria di colta venerabilità si inserisce di diritto tra le migliori storture italiane, ma deve esserci in quel luogo una sorta di linea temporale a cui seguono inevitabilmente scandali e polemiche.  Sembra un po’ come quella storia degli inglesi che hanno inventato il porridge per rendere interessanti le altre cose.

Tutto è degno di rilevanza, ogni cosa può, anzi deve diventare polemica. In più l’istinto culturale viene soppresso in nome #cantileneindecifrabili,  #brutturediscografiche, artisti che cantano come uno che entra esce da stati di semincoscienza, dondolando la testa come quei cagnolini dietro le auto negli anni 80. Ed e proprio per questo che Sanremo è meraviglioso. Leggendo i resoconti delle scorrerie più lontane nel tempo si potrebbe partire con il 1978 quando in un Sanremo ben più compassato Rino Gaetano pronunciò per la prima volta la parola sesso sul palco dell’Ariston, per passare poi al pancione finto della Bertè che fu “crocifissa” dalla stampa di tutta Italia. La stessa stampa che poi, molti anni più tardi, gridò al “genio” quando lo fece Lady Gaga. Quindi perché scandalizzarsi del bacio tra Rosa Chemical e Fedez? Mica era un balocco? Nel 2011 il festival fu vinto da Roberto Vecchioni, ma nessuno se lo ricorda erano tutti intenti a guardare la  farfallina tatuata là, tra il vedo e non vedo, più vedo che non, di Belen. Ad un certo punto indeterminato della grande immensità del suo passato uscì pure la spallina dal vestito di Patsy Kensit. Ma Belen vinse a mani basse. Povia, quello dei piccioni fanno oh, ah no… scusate erano i bambini, ma cambia poco perché la musica era la stessa, fece scoppiare un putiferio perché dopo i piccioni si mise a toccare i temi caldi come quello omosessualità scatenando le ire di mezza Italia. E per finire,  gli anni d’oro delle crisi isteriche di certi giornalisti che, esclusi dal ruolo di opinionisti nel dopofestival,  hanno dato in escandescenze in sala stampa lanciando Avada Kedavra e anatemi degni dell’oscuro signore di Mordor. Vogliamo parlare del volo di Michelle Hunziker, “un chioppu alla ce senti cerqua” si direbbe a lu centro de lu munnu. Roba che avrebbe animato le discussioni ai tavoli al Gran Caffè Sassovivo per mesi interi.  Se pensate che sia finita qui vi sbagliate: perché un anno ci fu anche il volo degli spartiti. Oppure piovono spartiti, così, per dare un titolo alla serata.

l’affronto più grande Sanremo lo fece a Freddie Mercury. Nel 1984 all’apice della loro carriera i Queen erano i super ospiti. In quegli anni si cantava in playback, ma Mercury per dispetto di quanto imposto dagli organizzatori cantò tutta la canzone Radio Gaga lontano dal microfono screditando la diretta e di fatto riportando all’anno successivo, il ritorno del cantato

L’orchestra e i musicisti  cominciarono a lanciare partiture sul palco in segno di protesta contro il secondo posto di Pupo, Luca Canonici e Emanuele Filiberto. La canzone incriminata era “Italia Amore mio”. Già  si era scritto molto sulla faccenda, e sempre nella migliore tradizione di Sanremo e delle sue polemiche annesse, uscirono paginate intere in cui si gridava allo scandalo e che “Sanremo sarebbe stato il primo passo del “Ritorno del Re”. No. No, non  era Aragorn di Gondor, ma solo il discendete del “lu fugghiatu” Vittorio.

Come dimenticare il Woijitalaccio di Benigni sparato in prima serata tra le grida di indecenza degli incravattati in platea e la faccia costernata di Pippo Baudo. E sempre “lu poru ” Pippo, nel 1995, sventò , grazie alla sua azione persuasiva, un tentato suicidio di un signore che voleva gettarsi dal balcone del Teatro Ariston. Per fortuna andò tutto bene. Ma anche lì siccome non c’è  Sanremo senza polemica né polemica senza Sanremo, qualcuno paventò  l’ipotesi che il suicidio fosse stato addirittura inventato per alzare lo share degli ascolti troppo bassi fino a quel momento.

E se qualcuno (molti per la verità) l’anno scorso ha gridato allo scandalo perchè Blanco ha preso a calci i fiori, forse non ricorda bene quando Brian Molko dei Placebo spaccò la chitarra sull’amplificatore, al coro della platea che gridava “scemo, scemo, scemo” nell’edizione del 2001 condotta da Raffella Carrà.  Che fu anche l’edizione in cui Eminem fece il dito medio a fotografi e platea, cantanto in barba a tutti, procura di Sanremo compresa I’m sorry Puff, but I don’t give a fuck If this chick was my own mother I’d still fuck her”. Sul momento nessuno ci capì molto, dito medio a parte. Il 2001 fu anche l’anno dei Sottotono, il duo Rap italiano, arrivati ultimi e incriminati da Striscia la Notizia per aver copiato un pezzo dei NSYNC.  Finì con pugni e botte in sala stampa con il povero Valerio Staffelli preso a ceffoni e il grande Paolo Zaccagnini a far da pacere.

Ma l’affronto più grande Sanremo lo fece a Freddie Mercury. Nel 1984 all’apice della loro carriera i Queen erano i super ospiti. In quegli anni si cantava in playback, ma Mercury per dispetto di quanto imposto dagli organizzatori cantò tutta la canzone Radio Gaga lontano dal microfono screditando la diretta e di fatto riportando all’anno successivo, il ritorno del cantato. Last but not least dicono gli inglesi l’apparizione di una fantomatica cantante mondiale una certa Katia Bujinskaia (chissà perché a tutti venne in mente la meravigliosa performance di Marcello Cesena dei Broncoviz nei panni di  Irina Skassalkazaja.  La Bujinskaia comunque non cantò mai, venne liquidata con una fugace apparizione al dopofestival. Insomma Sanremo è così difficile da analizzare come il boom degli spaghetti in scatola venduti sugli scaffali di mezzo, o la pizza intinta nel cappuccino dagli americani. Ma… un momento che è successo? Dove è Bugo?

(Vignetta in copertina di Carlo Rampioni)