Messa alla porta

“Chiese sempre più vuote, solo 1 su 5 va a messa”, così titola una notizia ANSA del 17 agosto 2023, che nel sommario così precisa: “nel 2022 toccato minimo storico della pratica religiosa”. Così nell’articolo:

“Con la fine della pandemia la situazione non è tornata ai livelli precedenti e, anzi, è ulteriormente peggiorata. Negli ultimi vent’anni la fetta dei ‘mai praticanti’ è invece raddoppiata, passando dal 16% del 2001 al 31% del 2022”.

Eppure ci sono isole felici. In una parrocchia della Diocesi di Foligno, l’affluenza è tale che, per evitare ai fedeli di assistere in piedi alla messa, il prete è stato costretto a correre ai ripari.

Abdicando al luogo sacro per definizione, ovvero la chiesa parrocchiale, ha deciso di spostare le celebrazioni in un residuato dell’era del sisma del 1997, oltre venticinque anni fa, ossia in quello che viene indicato come “container”, evidentemente ritenuto più capiente, più confortevole e dunque più gradito, dimenticando cosa abbia significato per quelli che ci hanno vissuto loro malgrado anni ed anni. Questione di gusti.

Ma come mai cotanto afflusso, in questa parrocchia?

Il parroco non esita a rispondere alla domanda: perché le mie omelie durano tre minuti. Evidentemente in ossequio alle obiezioni di Bergoglio, che il 20 gennaio 2023, ai partecipanti a un corso di liturgia preso il Pontificio Istituto Sant’Anselmo, aveva detto:

“Per favore, le omelie sono un disastro. A volte io sento qualcuno: ‘Sì, sono andato a messa in quella parrocchia. Sì, una buona lezione di filosofia, 40, 45 minuti’. Otto, dieci: non di più”.

Le omelie di questo prete durano meno della metà di quanto auspicato da Bergoglio: probabilmente farà carriera.

L’importante è che la gente venga, non perda troppo tempo e, soprattutto, che stia comodamente seduta, sia pure in un “container”.

Buona Pasqua!