L’agnello della comare

L’agnello della comare

Finalmente la Santa Pasqua. Archiviato il baccalà quaresimale la pia comare s’addentra in una complicata apologia del sacrificio dell’agnello, come se a sacrificarsi fosse lei e non l’ovino in questione. La incontro in macelleria. Il suo arzigogolare è frutto di collaudati eufemismi per motivare lo spirito della tradizione. Mentre a momenti le scende una lacrima, scuotendo la testa bisbiglia: “ l’agnello va immolato se  si vuole rispettare la tradizione”. Tipo quelli che per pubblica decenza chiamano il becchino “addetto cimiteriale” e il bidello “operatore scolastico”. O quelli che dicono di essere contro la caccia ma non contro la cacciagione. Alla fine la comare si fa incartare il cosciotto – pronto per essere salato e lardellato – e mentre se ne esce soddisfatta entra un tipo di Rasiglia che chiede al macellaio se volesse un paio di capretti nati con la luna piena di febbraio: “l’ho sgozzati stamattina”. Pane al pane e vino al vino, senza affettata ipocrisia. Se ti esprimi politicamente corretto ma mangi scorretto è tutto un cavolo.   

giovanni.picuti@alice.it

29.3.2024