Linguaccia italiana

La “Divina Foligno” varca le Mura Urbiche e, secondo lo spirito quintanesco, muove nelle “campagne amene”. Prima tappa, Sant’Eraclio, la “Città del Carnevale”, ovvero una città nella Città.

La divina scampagnata si consuma con la collocazione, nei giorni scorsi, di un pannello informativo all’interno del “Castello di Sant’Eraclio”, che ne illustra la storia, con cenni che ne riguardano anche i dintorni più prossimi.

Bene, bravi, ci sarebbe da dire, se non si trattasse della tipica sfacciata operazione di propaganda elettorale e se la targa, oltre a inesattezze ed omissioni di carattere storico (su questo rimando a quanto scrive Roberto Testa su Facebook) non sia immune da svarioni grammaticali.

Il principale, che balza all’occhio in quanto si tratta di un titolo, è quello in cui, contro corrente rispetto al pensiero unico che intende controbilanciare il genere maschile con quello femminile e non viceversa, la “Fontana delle tre Cannelle”, come scritto poi in piccolo, diventa la “Fontana delle tre Cannelli”, al maschile.

Passi l’errore materiale ma è inammissibile che nessuno si sia premurato di controllare. Roba da andarsi a nascondere per la vergogna, però va tutto bene lo stesso, applausi da spellarsi le mani.

Peccato che proprio in questo periodo, in Città si celebrino le “Giornate  Dantesche”, in omaggio a colui che viene considerato il “Padre della Lingua Italiana”.

La lingua italiana… da una parte l’omaggio, dall’altra l’oltraggio.

Semo gente de Fuligno, semo fatti cuscì.