La Divina Com’è

Altro elemento di vanto per Foligno è quanto viene commemorato nella lapide collocata «nel XIII di maggio MDCCCLXV» (13 maggio 1865) sulla facciata di Palazzo Orfini, in Piazza della Repubblica, ove si legge che:

«Emiliano Orfini volle divulgata al mondo la Divina Commedia con la prima stampa fatta in questa casa nel quarto mese del MCCCLXII per Giovanni Numeister Alemanno»

così come, più in particolare, nel sito istituzionale  del Comune di Foligno, si legge che:

«La prima copia a stampa della Divina Commedia è stata realizzata a Foligno nel 1472, dal tipografo di Magonza Johann Numeister insieme ad Evangelista Angelini, nella bottega dello zecchiere folignate Emiliano Orfini, ad appena una ventina d’anni dall’invenzione di Gutenberg. Un fatto sul quale storici e bibliofili ormai concordano, e che lega indissolubilmente la città di Foligno al nome di Dante e alla sua opera più universalmente conosciuta» (vedi).

Su tale versione folignate, però, non c’è concordanza. Cito due fonti recenti.

Titola così il Corriere della Sera, edizione di Torino, il 21 luglio 2023:

«Gabriele Lavia a Trino Vercellese: “Dante ci ha insegnato l’italiano ma oggi non lo parla più nessuno” di Francesca Angeleri. Sabato al Festival Città identitarie: “Leggerò la Divina Commedia nel luogo dove fu stampata”».

Si legge poi nel testo dell’articolo:

«Domani alle 21.30 a Palazzo Paleologo a Trino, nel Vercellese, sarà ospite dell’ottava edizione del Festival Città Identitarie. In questa città, cui si deve la pubblicazione della Divina Commedia – fu l’editore trinese Gabriele Giolito de’ Ferrari a stamparne la prima copia nel 1555 e, pare, ad aggiungere l’epiteto “Divina” – , Lavia arriva proprio per rendere omaggio a Dante Alighieri» (vedi).

Titola così AskaNews, il 25 luglio 2023:

«Festival Città Identitarie, tappa a Trino, tra Date Alighieri, Cavour e Riso Amaro».

Si legge poi nel testo:

«Edoardo Sylos Labini, Direttore del Festival: “Per esempio, qui nasce l’arte della tipografia e, per la prima volta, la Commedia di Dante appare con la dicitura ‘Divina’. Quindi la Divina Commedia nasce qui”» (vedi).

Ma se a Foligno si ritiene ufficialmente che la prima copia a stampa della Divina Commedia sia stata qui realizzata nel 1472 da Johann Numeister, da dove escono fuori Gabriele Giolito de’ Ferrari e la città di Trino Vercellese che gli diede i natali?

L’enigma è facile da chiarire ma la faccenda non è altrettanto semplice da districare. Infatti, come si legge su “Wikipedia” (vedi) alla voce “Divina Commedia”, la questione è notoria:

«Il titolo originale, con cui lo stesso autore designa il suo poema, fu Comedia (probabilmente pronunciata con accento tonico sulla i); e così è intitolata anche l’editio princeps del 1472 (quella di Foligno). L’aggettivo «Divina» le fu attribuito dal Boccaccio nel Trattatello in laude di Dante, scritto fra il 1357 e il 1362 e stampato nel 1477. Ma è nella prestigiosa edizione giolitina, a cura di Ludovico Dolce e stampata da Gabriele Giolito de’ Ferrari nel 1555, che la Commedia di Dante viene per la prima volta intitolata come da allora fu sempre conosciuta, ovvero “La Divina Comedia”».

E’ dunque solo una questione di titoli, non di opera in quanto tale, ma ciò basta per indurre in confusione o in ambiguità quando l’argomento viene semplificato per non dire banalizzato.

Ciò premesso, è lecito porsi la domanda: il Comune di Trino Vercellese ed il Comune di Foligno (peraltro entrambe le città appartengono al novero delle “Città identitarie”) sono a conoscenza l’uno dell’altro circa il primato del quale ognuno dei due si vanta, di aver stampato la prima “Divina Commedia”? E mentre Trino Vercellese adotta correttamente lo slogan “Trino, dove la Comedia diventa Divina” (vedi), che fondamento ha il fatto che Foligno, dove la “Comedia” non era ancora “Divina”, possa fregiarsi (vedi) contemporaneamente dell’appellativo di “Divina Foligno”?

Sarebbe il caso, e sarebbe ora, che la questione sia chiarita e che i due Comuni si parlino per concordare una versione coerente e veritiera, rispettosa l’uno dell’altro ma anche di tutti quelli che, queste storie, se le sentono raccontare da ciascuno a suo piacimento.