Con Raimondo a caccia di tesori: ecco chi è l’Indiana Jones dei monumenti perduti

Con Raimondo a caccia di tesori: ecco chi è l’Indiana Jones dei monumenti perduti

Intervista all’ideatore del portale ‘I luoghi del silenzio’ Raimondo Fugnoli. Spellano, da oltre dieci anni ricerca e pubblica luoghi e monumenti, oltre 5.000, altrimenti destinati all’oblio. Mille i visitatori giornalieri. “I luoghi del silenzio – racconta –  è la Spoon river del nostro passato”

“In questo sito vengono trattati quei luoghi lontani dai centri storici in larga parte abbandonati e spesso sopraffatti dai rovi, dalla vegetazione e dall’incuria dell’uomo. Luoghi di mesto silenzio e rassegnazione, di una situazione perdente di fronte al mondo caotico che ci avvolge e ci annulla. Il silenzio è la caratteristica dei luoghi stessi, isolati dal mondo, a contatto stretto con la natura, e per quanto riguarda le abbazie e soprattutto gli Eremi il silenzio era la forma ideale e perfetta di scoperta di se stessi e di contatto con l’Altissimo. Ho volutamente escluso i centri storici più conosciuti e frequentati, che non hanno assolutamente bisogno di altre pubblicità”.
Inizia così la presentazione a firma di Raimondo Fugnoli, per il sito web da lui ideato e fondato iluoghidelsilenzio.it: un portale nato oltre dieci anni fa e che oggi è conosciutissimo per il suo alto valore documentario.
Fra Umbria, Marche e Lazio Raimondo (insieme a Silvio Sorcini e poi Alberto Monti) cerca – anzi: si fa trovare – da luoghi sconosciuti.

Li fotografa, indaga su di loro e ne restituisce la memoria alla collettività in un portale web aperto a tutti, open data, conosciutissimo da appassionati, studiosi, turisti o semplici visitatori del luogo, che talvolta ignorano i tesori del passato celati a poca distanza da casa.
Nella versione mobile il sito permette una ricerca speciale: non solo per nome ma anche geo-localizzando nella mappa la presenza dei luoghi censiti da questi valorosi ‘cercatori di tesori‘.
“La memoria è il solo strumento che cancella il tempo”: ecco la frase che sintetizza lo scopo del sito.
Abbiamo intervistato Raimondo, spellano doc, sulle origini del progetto, sullo stato delle sue ricerche e sul valore, per sé stesso, di quella che definisce una missione di vita.

Raimondo, quando è cominciato tutto?
Non c’è una data precisa; ho cominciato perché 16 anni fa mi divertivo a fare passeggiate sul monte e mi sono iscritto a un club escursionistico. Partecipavo spesso alle escursioni ma è nato subito un problema. Quando si andava sui monti e si facevano percorsi particolari era inevitabile trovare ruderi, vecchie chiese, paesi e case isolate che attiravano la mia attenzione e spesso chiedevo alla guida di cosa si trattava. Ma non rispondevano mai, non sapevano mai cosa fossero oppure rispondevano vagamente: “è una chiesa, sono vecchie case di contadini, sono ruderi di un castello”. Questa cosa mi disturbava: fare percorsi programmati non doveva solo riempire lo spirito e gli occhi di bellezza ma anche la testa di conoscenza. Ebbi una discussione con queste guide ma risposero che non erano storici. Da lì pensai: “non c’è problema: cambiamo i parametri. Voi andate a spasso e io mi metto a cercare le cose”.

Come è stato scelto il nome?
Mi piacque tantissimo un libro che avevo letto, si chiamava ‘I sentieri del silenzio’. Parlava degli eremi dell’Appennino. Alla fine nella mia ricerca ho incluso molto altro, non solo eremi e abbazie;  così è nato ‘I luoghi del silenzio’

La prima ricerca su cosa l’ha fatta?
Su ciò che mi stava intorno: l’abbazia di San Benedetto, San Silvestro, la mia montagna, casa mia, il Subasio. La chiesa di Sant’Antonio, Gabbiano vecchio: mete che vedevo dal terrazzo di casa. Così ho cominciato a fare le mie ricerche storiche, che in effetti sono molto impegnative.

Non è uno storico di professione dunque
Ma no! Sono un ‘ignorante di professione’, mi reputo tale. Sono francescano e nella mia umiltà riconosco la mia ignoranza. L’unica cosa che mi spinge a cercare e mi dà la carica è la curiosità, che muove tutto. La cosa più facile è andare sul posto e fotografare. Spesso neanche questo è semplice, perché quasi sempre i posti di cui mi interesso sono chiusi e devo adoperarmi per riuscire a trovare le chiavi. Quando impiego la mia mezza giornata per fare la visita e scattare le fotografie del percorso allora lì comincia il lavoro vero: bisogna cercare le notizie storiche in biblioteca, negli archivi; bisogna leggere e informarsi molto, parlare con chi ne sa più di me.

Un lavoro fra ricerca bibliografica e fonti orali
Si, ascoltando persone sul territorio che hanno già fatto ricerche e che vivono i luoghi. Se mi fanno domande sul monte Subasio rispondo io, ma se vado a Terni o Città di Castello sono un estraneo e se trovo una persona di una certa età e con un certo bagaglio culturale e di conoscenza e mi parla di certe cose, per me la ricchezza è quella. Poi la mia parte la faccio. cercando più testi di riferimento possibili. Gli autori sono spesso discordanti o parziali nelle loro ricostruzioni. Allora assemblo le notizie per dare un’idea ampia della situazione. Di tempo ce ne vuole tantissimo, ho impiegato anche 5 anni per gli argomenti più complessi. Compilo 4-5 schede contemporaneamente: man man avvio le ricerche e poi assemblo i dati e cerco di definirne una alla volta. 

Quale filosofia la guida?
Per me il portale è una missione. Quello che faccio non è per me e basta. Certo, mi piace, ma lo faccio per gli altri. Per preservare la memoria delle cose, i luoghi diventano eterni solo attraverso il loro racconto. Il mio lavoro può servire a un ragazzo che va a scuola, ai bambini che vogliono conoscere il territorio, alle scolaresche che vogliono fare ricerca, agli studiosi che vogliono vedere gli affreschi di un luogo chiuso o crollato, l’architettura e i dettagli di certe strutture. Ai giovani laureandi che spesso mi chiamano io fornisco tutto: fotografie, testi. Li trovano anche sul sito, perché in fondo a ogni mia ricerca metto la bibliografia dove cercare ulteriori informazioni; purtroppo non posso fare un testo di 30 pagine, ogni descrizione deve essere fruibile.

Oggi il portale è molto conosciuto, Quante visite conta e da dove? 
Credo che il dato più rilevante sia la presenza giornaliera, per capire se fornisco un servizio soddisfacente alle persone. La media è di 1.000 visitatori al giorno; ci tengo ad aggiungere che sono stato il primo ad utilizzare Facebook per far conoscere chiese eremi ed abbazie; ora quasi tutti lo fanno. Mi piace pensarmi come un virus che ha diffuso contagio culturale, di questo sono fiero e non mi concentro solo sulle immagini ma sull’approfondimento testuale. Di gente che mi scrive ce ne è tanta. Anche dall’estero. Alla citazione devo dire che ci tengo, ma le cose le do a tutti gratuitamente, perché so di essere utile a qualcuno. 

Non sono io che li scelgo, sono i luoghi che scelgono me (…) Questo approccio di ricerca mi fa pensare all’antologia di Spoon River: il viandante che entra nel cimitero non cerca; sono i morti che escono dalle tombe e gli raccontano la propria vita, i loro fallimenti, le loro fortune. Queste chiese, questi eremi, questi luoghi particolari mi chiamano; io sono lì a guardarli e si aspettano che li commemori.

Come sceglie i siti che censisce?
Non li scelgo io, sono loro che scelgono me. Mi dirà che sono pazzo. Non è così. Parto per andare su un territorio dove c’è qualcosa che mi incuriosisce e man mano escono fuori decine di luoghi e manufatti da raccontare. Sistematicamente vado per indagare una cosa e mi ritrovo che ci devo ritornare 10 volte perché ci stanno tanti luoghi che ‘chiedono aiuto’, che vogliono essere raccontati. Questo approccio di ricerca mi fa pensare all’antologia di Spoon River: il viandante che entra nel cimitero non cerca nulla; sono i morti che escono dalle tombe e gli raccontano la propria vita, i loro fallimenti, le loro fortune affinché lui ne conservi la memoria. Il protagonista parlava con i morti, io parlo con gli edifici dimenticati. Questi luoghi particolari mi chiamano e si aspettano che li commemori. Questo faccio. In qualche modo, eternandoli e rendendoli ancora vivi. Un rudere in mezzo al bosco cadrà e non ci sarà più tra qualche anno. Ma il fatto di avermi incontrato gli garantisce che comunque resterà nella memoria.

Quanti siti ha raccontato finora?
Direi cinquemila o forse più. Il sito copre una vasta serie di luoghi e monumenti: abbazie, chiese romaniche, eremi, castelli e qualche volta ambienti naturalistici particolari da scoprire. Una forra una cascata, un percorso interessante. Con me altri due soci, uno – Silvio Sorcini – che collabora alla recensione di luoghi fra Umbria e Marche e un altro che si occupa del Lazio, autore di un libro sull’eremo di San Silvestro di Collepino, Stanislao Fioramonti. È entrato a far parte dello staff e manda quasi settimanalmente le schede dal territorio del Lazio, di cui è grande conoscitore

Il calendario perpetuo di Santa Pudenziana – tratto da iluoghidelsilenzio.it

Tra i tanti luoghi ce ne sono alcuni rimasti nel cuore?
Tutti colpiscono perché ognuno ha una caratteristica particolare e riflette culture lontane, quando non si costruiva nulla per caso e ogni cosa aveva un preciso significato. Non solo l’edificio ma anche le pietre andavano messe in un certo modo. Le chiese medievali avevano un orientamento, una posizione, un essere sul territorio connesso a un significato profondo. Conoscenze che abbiamo perso ad esempio sull’architettura antica, sulla posizione delle degli astri, del sole e delle stelle. Nel Narnese ci sta la chiesa di Santa Pudenziana, templare, meravigliosa. Sulla facciata c’è una pietra che era un calendario perpetuo. Ciò significa che un contadino dell’epoca, che non sapeva né leggere né scrivere, guardava in alto quando andava alla messa, osservava il calendario e sapeva con precisione, in quell’anno, che giorno veniva la Pasqua. E la Pasqua era condizionante per tutti i lavori agricoli. Il calendario perpetuo lo sapevano leggere tutti; poi siamo arrivati noi con la nostra scienza, la nostra conoscenza, la nostra intelligenza. A non saper più nemmeno che c’è scritto su quella pietra.

Sui templari diceva che sta indagando in questi mesi…
Sono già 7-8 anni… ho scoperto un filone di possessi templari nella zona di Monte Cucco. Andarono sotto inquisizione nel 1310. Scapparono e ovviamente al processo non si presentarono. Da qualche anno grazie a delle persone che stanno nella zona di Gualdo, Costacciaro, Purello sto facendo questa ricerca per censire le testimonianze. In certe zone  magari resta una piccola traccia, una croce patente, che fa pensare ai templari, mentre in altri luoghi tale presenza è ampiamente documentata. 

Ci sono dei luoghi che non è riuscito a raccontare?
Si, posti dove non sono riuscito a entrare ce ne sono eccome. In effetti sono parecchie le chiese, specialmente dopo il terremoto, puntellate e off limits. Come quella di San Callisto sopra a Cesi. Da anni abbandonata. Può essere rischioso andare in luoghi del genere, nel tempo mi sono infilato in certe strutture che nemmeno i topi, proprio a pericolo crollo. Molti degli edifici che abbiamo raccontato sono andati distrutti, oggi non ci sono più. Su tutti San Benedetto di Norcia, oppure la chiesa di Campi di Norcia, San Salvatore.

Quanto all’immediato futuro?
È sempre una gran soddisfazione uscire con una pubblicazione completa. Adesso sono impegnato nella ricerca storica sui templari per la quale servirà almeno un mese e sono felice mentre la svolgo. Dovrò andare alla Chiesa di San Francesco di Costacciaro dove recentemente sono emersi i resti di un affresco interessante e poi andrò nella montagna folignate: quasi del tutto raccontata ma manca il castello di Percanestro, da documentare appena possibile.