
Brutto colpo per i partigiani militanti: quest’anno la Festa (nazionale) della Liberazione, il 25 Aprile, è “caduta” nei cinque giorni di lutto (nazionale) proclamato dal Governo, e puntellato come lutto regionale dalla Regione Umbria, per la morte del “Papa”, e dunque con le bandiere a mezz’asta. Mai accaduta una cosa simile.
D’altronde l’Italia è sottomessa al Vaticano dai Patti Lateranensi, voluti da quel regime fascista di cui oggi si celebra la caduta e, nonostante richiesto nel “Manifesto di Ventotene” di recente tornato alla ribalta, mai rinnegati da nessuno, né da destra né da sinistra. Niente, dunque, di cui stupirsi.
A fornire ulteriore motivo di scontro per questa giornata da sempre profondamente divisiva, è stata la raccomandazione del Governo alla sobrietà nelle celebrazioni che, ovviamente, dal popolo dei partigiani, non è stata presa bene. Insomma, una festa a metà, tanto per cambiare.
D’altronde, questa divisione è ben riscontrabile anche nei simboli cittadini: fin dalla sua collocazione, infatti, la targa del “Ponte della Liberazione” soffre di una frattura per tutta la verticale, all’incirca in corrispondenza della mezzeria, a cui nessuno, a Palazzo Comunale, si è mai dato pena di rimediare, né da sinistra né da destra.
Magari, a ricucire la “Liberazione”, si potrebbe cominciare proprio da qui.