Città nella Città

Del “Carnevale” di Sant’Eraclio, in svolgimento questi giorni, resta in me il ricordo indelebile di quando, molti anni fa, per andare a trovare la mia fidanzata di allora nei giorni in cui si svolgevano i corsi mascherati, mi toccava affrontare ogni volta lo sbarramento stradale dove, come nel film “Non ci resta che piangere”, mi chiedevano, sul filo dell’estorsione, di pagare “un fiorino” per accedere al paese, anche se a me del loro carnevale non interessava un fico secco e ogni volta ero costretto a chiamare i Carabinieri per passare.

Ricordo le mie lagnanze al comandante dei Vigili Urbani di allora, Luigi Battisti ed al dirigente del Commissariato, Antonio Pugliese, invocando l’articolo 16 della Costituzione. Poi con la mia fidanzata di allora ci siamo lasciati, il mio problema si è risolto da solo e nel seguito mi sono volutamente disinteressato se questo regime di gabella indifferenziata perduri ancora, spero proprio di no.

Di certo il problema, semmai, sarebbe raddoppiato, perché adesso il “Carnevale dei Ragazzi” si svolge anche nella “Summer Edition” (edizione estiva, in volgare). Peccato che, se è vero che il Carnevale come tale finisce con il Mercoledì delle Ceneri (ed è capitato che si sia “sforato” oltre questa data), non esista una Quaresima estiva e meno che mai una Pasqua di Resurrezione autunnale, e questo può avvenire anche in virtù della benedizione e del plauso da parte del parroco locale che, evidentemente, ha una visione dottrinale molto modernista, nel solco “papato” attuale.

Com’è, come non è, arrivando in loco, si apprende da un tabellone gigante, ma anche da “totem” sparsi in giro per Foligno, che Sant’Eraclio è “Città del Carnevale”. “Città”, non “Frazione”. Vero è che a Sant’Eraclio esiste una “Piazza Garibaldi” con tanto di targa come a Foligno. Vero è che “dopo l’invasione francese ritornò il Governo Pontificio e Sant’Eraclio fu retto come Comune appodiato a quello di Foligno al quale presentava il bilancio annuale per l’approvazione; tutto ciò fino al 1860 quando con l’Unità d’Italia fu soppresso e passò definitivamente sotto Foligno” (fonte: “I luoghi del silenzio”). L’epoca del dominio pontificio, però, è ormai lontana e certe nostalgie risulterebbero anacronistiche.

Non risulta però che Stefano Zuccarini abbia mai posto formalmente la questione di una frazione che si proclama “Città” all’interno del Comune a cui appartiene, anzi, anch’egli benedice il “Carnevale”, come tutte le mascherate cittadine. Una frazione che, peraltro, dal punto di vista urbanistico è ormai praticamente unita al capoluogo senza soluzione di continuità. Resta quindi da chiarire un legittimo interrogativo: se Sant’Eraclio  si dichiara “Città”, chi è il suo Sindaco?