Grande affluenza a Foligno per il formatore Mario Schember.

Grande affluenza a Foligno per il formatore Mario Schember.

Alla conferenza sul nuovo codice degli appalti dovevano essere presenti, stando alle prime previsioni, circa una trentina di persone. Ma a dare le adesioni all’evento, organizzato da EGInA srl, sono diventate quasi centocinquanta. Al punto che, per l’evento, tenutosi lo scorso sabato 27 gennaio,  EGInA ha dovuto predisporre l’ampia Sala Rossa di Palazzo Trinci.

Accompagnati dai dirigenti scolastici, a partecipari in gran numero sono stati gli assistenti amministrativi delle scuole e i DSGA (Direttori dei Servizi Generali e Aministrativi), direttamente interessati dal processo di digitalizzazione, entrato ufficialmente in vigore lo scorso 2 gennaio. La loro presenza, a un evento a pagamento,  ha segnalato la volontà delle scuole del territorio nel richiedere chiarezza sulle nuove procedure, ai fini di una loro immediata applicazione.  E Schember, con la sua acuta analisi dei problemi, esposti in maniera originale e schietta, è stata la persona indicata per guidare i partecipanti nella lettura di un disegno di riforma non immediatamente intuitivo.

Classe 1957, imprenditore, docente in pensione della Federico II, da anni impegnato nella in-formazione alle scuole sulle modalità  di accesso ai fondi pubblici ed europei, Schember si è costruito nel tempo la fama di “guru” dei piani nazionali di intervento sul tema dell’istruzione.

L’argomento della digitalizzione degli appalti pubblici è d’altronde della massima complessità, e tocca in buona sostanza le nuove procedure con cui le scuole devono ottenere le forniture di beni e servizi, interfacciandosi di volta in volta con le piattaforme certificate indicate dall’ANAC (Autorità Nazionale anti-Corruzione), come Acquistinrete e MePa . I problemi  iniziano, però, con la ridondante divisione dei ruoli voluta dalla nuova legislazione, che prevede la necessità di ben sei figure che dovrebbero gestire il flusso d’acquisto dalla programmazione all’esecuzione.

“Il motivo – ha spiegato Schember nell’intervista –  è semplice: queste leggi non sono fatte per la scuola, che è una realtà finanziaria molto piccola, e con scarso rischio di corruzione: tra l’altro con un unico dirigente e pochi funzionari.  Cosa che la rende una stazione appaltante atipica, del tutto diversa da una grande azienda, o anche solo da un piccolo comune.”

Durante la conferenza-formazione, l’esperto ha proceduto a suggerire ai personali delle scuole qualche buona pratica per adeguarsi al letto di Procuste delle normative ministeriali.  Ad esempio, l’accentramento di più ruoli in un’unica persona. Una formula che ha qualcosa di teologico, ma che in realtà potrebbe aiutare dirigenti e DSGA a snellire un procedimento altrimenti contorto e macchinoso.

Altro tema caldo toccato durante la conferenza è l’implementazione dei D.M. 65 e 66 del 2023, relativi il primo al rafforzamento delle competenze STEM e al multilinguismo per gli studenti, e l’altro alla formazione del personale scolastico sul tema della transizione digitale. Due coordinate cui, piaccia o no, le scuole di ogni ordine e indirizzo dovranno adeguare la propria didattica, nella tacita speranza di formare quelle competenze così rischieste sul mercato del lavoro europeo.

Ma se la prospettiva già di per sé non soddisfa i palati degli indomiti umanisti, il modo in cui il Ministero ha gestito i fondi per l’attivazione dei nuovi percorsi formativi fa storcere il naso anche agli economisti come Schember.

Suddisive per il numero di ore necessarie, i costi del team di formatori e il numero di classi, le risorse sventagliate dai Decreti Minsiteriali assumono infatti la loro vera forma: quel “paltò di Napoleone” con cui Enzo Turco millantava di imbandire la cene per tutta la famiglia, come nel celebre film “Miseria e Nobiltà”. Anche qui, il prezioso aiuto di Schember non si è limitato all’esposizione del problema, ma ha articolato una sua possibile soluzione; che, in estrema sintesi, consiste in una selezione progressiva dei partecipanti per ottimizzare i fondi disponibili.

Al termine della discussione, durata fino alle 13.30,  ha preso piede una sessione altrettanto densa di domande e risposte. Dall’ansia di ricevere  chiarimenti da parte delle DSGA, sono emerse le due direttive dell’evento dello scorso sabato: la complessità della proposta ministeriale, spesso distratta verso il mondo dell’istruzione,  e la necessità di tradurla nel linguaggio e in base alle urgenze del sistema scolastico.

In questo senso, le scuole umbre si sono dimostrate ricettive nell’individuare la problematica e affrontarla per tempo. Un virtuosismo che Maria Cristina Rosi, organizzatrice assieme ad EGInA,  ha ricondotto alla presenza di un forte spirito di gruppo tra le istituzioni scolastiche del territorio umbro.

 “Quello che ha sempre caratterizzato l’Umbria – spiega la Rosi, che è Dirigente di un Istituto Comprensivo e di un Omnicomprensivo – è il forte spirito di squadra, la volontà di lavorare insieme quando c’è un problema. Ciò è senz’altro favorito dal fatto che l’Umbria è una piccola regione: il numero contenuto dei dirigenti e la loro motivazione favoriscono una cooperazione molto efficace.”

Non sarà un caso che, proprio a Foligno, Schember ha intrapreso la sua carriera di formatore e consulente, nel 2016; anno in cui venne invitato dalla stessa Rosi per una conferenza sui vecchi piani di interventi per l’istruzione, voluti dal Programma Operativo Nazionale (PON).

Un sodalizio che si conferma, alla luce dei nuovi interventi del Ministero, in grado troppo spesso di “trasformare un’opportunità in un problema”, come si legge in una delle slide con cui Schember, con un’ironia amara, commenta i problemi che minacciano oggigiorno la scuola, e il suo – risicato – personale.

 

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