Alla luna

Alla luna

Non so come ti chiami. Sul tuo volto la paura. Le guance solcate dalle lacrime. Ti agiti. Tremi. “Sono una paziente psichiatrica”, mi dici. Nulla vale a rasserenarti, a tranquillizzarti. Sulle mani i segni, profondi, delle ferite: il tuo grido di aiuto. Il sangue rappreso. Vuoi scappare, vuoi fuggire.

Eppure, resti seduta. Sulla soglia, tua mamma ti rivolge un ultimo sguardo. Nei suoi occhi la stanchezza, la fatica, il dolore. Nei suoi occhi, solo la speranza, la fiducia, l’amore. Incondizionato, gratuito. Non ti lascia da sola. Attende silenziosa la tua scelta: arrendersi o lottare.

Arrivano i fogli, le fotocopie dell’esame. Tremi. In silenzio. Impugni la penna e cominci a scrivere. A capo chino inizi a scrivere, senza sosta. Il piede tamburella a terra. Le parole scorrono sulle righe: il loro tratto, insicuro, tradisce il tremore, fragile, delle tue mani.

Ti alzi, consegni. Hai scritto tutto: hai scritto tutto bene, scoprirai. Avevi studiato, lo sapevi. Dovevi solo dimostrarlo a te stessa. Hai vinto, guerriera coraggiosa.