Tutto pronto per AIDA: la sfida dell’Umanesimo 2.0

Tutto pronto per AIDA: la sfida dell’Umanesimo 2.0

Osservare a lungo un quadro per scomporne le immagini, distinguere le sfumature del colore; scandagliarlo con lo sguardo fino al punto di cogliere l’istante cromatico in cui lo sfondo diventa forma, in cui il dettaglio diventa una persona. L’arte fa bene, perché stimola i sensi mentre al tempo stesso ci costringe a interrogare il rapporto con la realtà; è un “lavoro” che, tra i pochi, appaga la mente. Forse è per questo che, senza possederne la legge scientifica, la ricerca psicologica ha osservato che l’uso dell’arte a fini terapeutici (art therapy) ha degli effetti benefici sul cervello, fino al punto di favorire il trattamento delle malattie neurodegenerative.

Sulla traccia di questa ipotesi così profondamente umanistica, muovono i loro passi dei progetti che puntano a coinvolgere la cittadinanza in dei laboratori di sperimentazione, dove si valorizzano le ricchezze del territorio mentre si portano avanti importanti campagne sociali.  Uno di questi è AIDA; ed è, in parte, lo sforzo di giovani concittadini sul tema del welfare culture.

AIDA è infatti l’acronimo di Alzheimer patients Interactions through Digital and Arts, e non è solo un evento. È piuttosto una metodologia, che gioca sul dialogo innovativo tra il settore dell’arte, il digitale e il sociosanitario. Tre “sfere di competenza” che, come si legge nel sito web del progetto, promuovono già delle attività a favore dei malati di Alzheimer e dei loro caregiver, viaggiando però su binari paralleli senza trovare possibilità di confronto e contaminazione. L’efficacia metodologica di AIDA riposa, invece, sul dialogo tra saperi; l’idea è che, nell’assenza di prospettive a breve termine per una cura delle demenze degenerative, siano necessari trattamenti che migliorino i sintomi neuropsichiatrici e la qualità della vita.

Co-finanziato dai fondi dell’Unione Europea, AIDA fa dialogare tra loro esperti provenienti da diverse nazionalità. Grazie alla coordinazione della Fondazione Patrizio Paoletti per la ricerca sulle neuroscienze, AIDA raccoglie le voci di due associazioni per la promozione culturale.  La Office of Public Works irlandese, il museo danese di Viborg, due associazioni no-profit bulgare e slovene dedite alla lotta contro l’Alzheimer, e due agenzie di sviluppo tecnologico. Tra queste, Chrack Lab Foligno 4D, un’organizzazione di volontariato con sede a Foligno, impegnata da tempo per la promozione di politiche dell’inclusività attraverso le strumentazioni digitali. Come luogo di sperimentazione del metodo AIDA, Chrack Lab ha individuato il Museo Diocesano, col quale intrattiene già una lunga tradizione di progettazione condivisa.

“È il luogo ideale – spiega Giorgia Marchionni, project manager per Chrack Lab – perché è ampio, non presenta barriere architettoniche e permette di dare ai pazienti con disabilità il giusto spazio per apprezzare le opere d’arte”.

Come accennato, non è il primo progetto sul tema sviluppato dalla collaborazione tra Chrack Lab e il  Diocesano. Nel 2022 è finito un progetto, chiamato “Arte mia. L’arte per l’inclusione e l’accessibilità”, con la collaborazione della cooperativa sociale La Locomotiva, grazie al quale l’organizzazione ha ottenuto, per il 2024, un finanziamento per l’implementazione di guide accessibili presso altri due poli museali: il CIAC e il Museo della Santissima Annunziata, dov’è custodita la Calamita Cosmica.

Gli sforzi e i risultati del progetto saranno presentati sabato 27 gennaio, presso la sede del Museo Capitolare Diocesano. La giornata, divisa in due tempi, vedrà la presenza di diverse figure che hanno preso parte ad AIDA: lo staff di Chrack Lab sarà accompagnato dalla psicoterapeuta Valentina Rossi, da Gregorio Battistoni della cooperativa Altante e, in collegamento online, dal Dipartimento Educazione della Fondazione Palazzo Strozzi di Firenze. Sarà inoltre presente Lucia Guarino, insegnante di Dance for Parkinson, e la storica dell’arte Marta Onali. Invece nel pomeriggio, a partire dalle ore 14.30, le porte del museo saranno aperte a tutta la cittadinanza, che potrà intervenire in prima persona a un focus group per condividere opinioni sull’uso degli spazi museali per il cittadino.

La speranza – che certo non si esaurisce con la fine del progetto – è quella di implementare pratiche in grado di favorire il benessere e innalzare la qualità di vita di una fetta della popolazione che, a causa di una condizione molto diffusa (ne soffre quasi il 5% della popolazione europea over-65) si rinchiude nella solitudine e nell’isolamento, e avrebbe invece bisogno di compagnia di umanità e politiche dell’umanesimo. Quelle, cioè , in grado di riconoscere e recuperare la centralità dell’essere umano.

 

(foto di copertina tratta da AIDA, link: https://artzheimer.eu/index-ita.html).