Gattopardi sacrosanti

Gattopardi sacrosanti

Può essere blasfemia o può essere devozione; o forse una nuance vagamente blasfemica o genericamente devozionale. E quindi, con ogni probabilità, non è né l’una né l’altra. Dipende dal punto di vista dell’osservatore e perciò qualcuno che si offenda si troverà di sicuro, così come qualcuno che la prenda per quello che è.

Sia quello che sia, questo giornale nasce col suo numero zero proprio il giorno di San Feliciano, nome che il mio word annibalico sottolinea ancora ignominiosamente in rosso. Certe ignoranze sono peggio della blasfemia. Però, che all’ignoranza piaccia o no, questo giornale, che esce online, esce anche con la benedizione del Patrono. O almeno io interpreto così la mano levata in atto di benedire. Che poi il Santo minacci un tre a tutta la redazione? Forse, ma omnia munda mundis; o no? Lodovico Iacobilli è tassativo: scrive che il giovane Feliciano “fuggiva le compagnie de’ cattivi”. So per certo che, quando gli hanno portato l’elenco dei redattori, Feliciano ha alzato gli occhi al cielo ed ha sospirato un sospiro di indulgenza e mite comprensione: rieccoli! Mi rassicura che, se mai dovessimo sbagliare strada, lui starà sempre lì come il padre del figlio prodigo nella tela di Rubens, con una mano da mamma e l’altra da papà.

Truppa di fanti o di santi che sia, rivendichiamo almeno una santità etimologica e fra le accezioni di dedicare o riservare, a cui comunque quel santo ci rimanda, scegliamo quella di separare. E dato che fra noi c’è qualche pedante, allora chiariamo che la radice del santo è anche quella del sacro, che sta per riservato e quindi stiamo a parte in virtù di una sanzione: terra-terra vuol dire che non stiamo da una parte né dall’altra. Siamo sacrosanti.

Fra l’altro San Feliciano è stato un gran camminatore e probabile che tanta ginnastica un ruolo l’abbia avuto a farlo arrivare nonagenario, fra Antonini e Severi. Chissà se avrà notato mai, da santo qual è stato da subito, la discesa incresciosa dell’impero da Marc’Aurelio a Caracalla, la scivolata da Eliogabalo a Gordiano fino a Decio, il persecutore. Grand’uomo Decio, unico imperatore a cadere sotto il fuoco nemico, goto se non sbaglio. E ci ha fatto una gran figura, tanto che la sua persecuzione dei cristiani è una nota leggera, al margine di una mezza paginetta di storia del tardo impero. Buon per lui, per Decio, che gli è toccato di esser fatto fuori dal nemico, piuttosto che da franchi tiratori.

E poi c’è un’altra cosa: Feliciano non sta mai fermo. Va a Spoleto e opera miracoli, va a Trevi e opera miracoli, a Spello, a Bettona, nell’ “ampio territorio di Perugia” – esulta lo Iacobilli – e opera miracoli, nella provincia della Marca, da Jesi a Pesaro, e opera miracoli. Solo in due posti è “ingiuriato battuto e discacciato”: il primo è Assisi, “città in quel tempo tutta dedita e fissa al falso culto delli dei”. In quel tempo, scrive Iacobilli, in quel tempo: noi semplicemente citiamo lo storico illustre, ritenendo quel tempo concluso ed asserendo in modo inequivocabile che gli dèi falsi e bugiardi mai e poi mai possano più riattarsi in nuove forme. Ad Assisi poi! Ubi maior etc., si sa: dov’è l’uniforme cristiano, il multiforme pagano s’estingue.

L’altro posto che ingiuria (e incarcera) Feliciano è Narni. Ma a Narni Feliciano torna col rinforzo: infatti “conduce seco San Valentino, da lui creato Vescovo di Terni”. E la vittoria è assicurata: come libera gli indemoniati ad Assisi, così Feliciano e Valentino “con più fervore si diedero all’acquisto dell’anime”. Quando si dice attenti a quei due!

Quanto a noi, anzi quanto a me – perché alle volte la presunzione di parlare per altri dev’essere vinta – spero sia chiaro che qui, al Gran Caffè Sassovivo, tutti sono accolti con un aroma di illuministica libertà. Troppo mi spiacerebbero i tempi del ghigno cagnesco e del ringhio lupesco, i tempi degli agguati e dei proscritti, certi tempi sillani, quando quelli che contavano erano tutti per forza pre-silla, pro-silla volevo dire, maledetta tastiera luciferina! (Ammetto la mia natura gattopardesca. Ce n’è un altro paio, qui, di gattopardi. Fra essere vivi ed essere morti, abbiamo scelto di essere risorti. Anche online).