La “Legenda” di Francesco

Uno dei principali vanti di Foligno è quello per cui “in questa piazza” (ovvero l’attuale Piazza della Repubblica) “nell’anno MCCVI” (ovvero nel 1206) “S. Francesco di Assisi compì il primo atto della sua vita evangelica vendendo le sue merci e il suo cavallo per restaurare la chiesa di San Damiano presso Assisi”, come scritto in una lapide collocata all’angolo del Palazzo delle Canoniche “nel VII centenario della morte” del Santo (presumo nel 1926), recentemente arricchita da una sottostante scultura bronzea.

Per cercare fondamento di quanto scritto nella lapide folignate che commemora cotanto evento è inevitabile rifarsi alle “Fonti Francescane”. A tale scopo, tra le molteplici reperibili in rete, ho preso in esame l’edizione 1977, Editrici Francescane, in formato PDF. In tale raccolta, tra le altre fonti biografiche minori, sono contenute quelle fondamentali, ovvero la “Vita Prima” scritta da Fra Tommaso da Celano e la “Legenda Maior” scritta da Bonaventura da Bagnoregio, canonizzato nel 1482.

È appunto nella “Legenda Maior” (capitolo II) che trova maggior riscontro quanto scritto nella lapide folignate, ferme restando le discordanze tra questa e la “Vita Prima” (capitoli IV e VI) nei fatti così come narrati. Peraltro, anche ove convergenti, le narrazioni non confermano chiaramente la compiutezza delle finalità di Francesco. Nella “Legenda Maior”, così come già nella “Vita Prima”, si narra infatti che quel denaro, ricavato “vendendo le sue merci e il suo cavallo” a Foligno, viene rifiutato dal sacerdote di San Damiano a cui Francesco lo consegna. Di quello stesso denaro, poi, una volta ritrovato, entra in possesso il padre di Francesco. Ciò lascia aperta l’ipotesi che, ai fini pratici della riparazione della chiesa, a differenza di quanto lascia intendere la scritta nella lapide, quel denaro sia stato ricavato invano.

Ci sono poi le differenze. Quella principale tra le due fonti consiste nella finalità per cui Francesco si reca a Foligno a vendere la sua merce: nella “Legenda Maior”, lo fa per ricavare il denaro necessario “per restaurare la chiesa di San Damiano”, come scritto nella lapide; nella “Vita Prima”, invece, si narra che tale intenzione si manifesta in Francesco a posteriori, mentre da Foligno fa ritorno ad Assisi, desideroso di disfarsi del denaro ricavato, e solo allorché, lungo il cammino, si imbatte nella chiesa in rovina: una inversione di causa ed effetto. Nelle “Fonti Francescane”, è presente una “cronologia” di eventi, che però non riporta tale episodio, che invece per Foligno è ritenuto così importante.

Quanto alle fonti, dalla stessa “cronologia” si apprende che la “Vita Prima” fu scritta da Fra Tommaso da Celano, su ordine di Papa Gregorio IX, nel 1228-1229, poco dopo la morte di San Francesco avvenuta nel 1226, ed approvata dallo stesso pontefice nel 1229; che la “Legenda Maior” fu scritta da Bonaventura da Bagnoregio su mandato ricevuto nel 1260 dal “capitolo generale” riunito a Narbona ed approvata a Pisa nel 1263 dal “capitolo generale”; e, infine, che nel 1266, il “capitolo generale”, riunito a Parigi, decreta la distruzione tutte le “vite” di San Francesco, ivi dunque compresa la “Vita Prima”, fatta eccezione per la “Legenda Maior” di Bonaventura da Bagnoregio, che assume così la dignità di biografia unica ed ufficiale.

Se, in linea di principio, su come siano andate realmente le cose non v’è certezza, la narrazione della lapide, se verificata con le fonti principali, che peraltro difettano di univocità, induce come minimo nel dubbio. Sta di fatto che, già ai tempi del Poverello, così come oggi, dettavano legge le versioni “ufficiali”. Passano i secoli ma l’antifona è sempre la stessa: la “Legenda” si impone sulla “Vita”.