Nel nome del Rispetto

Nel nome del Rispetto

L’evento nasce nel ricordo di Willy Monteiro, ucciso dal ‘branco’ nel tentativo di difendere un amico in difficoltà: toccante messaggio della mamma Lucia. Intanto entra nel vivo il protocollo siglato dall’associazione ‘Nel nome del Rispetto’ col Ministero della Giustizia, in cantiere iniziative educative e culturali nelle carceri minorili di tutta Italia

Cristina Virili (a sinistra) e Cristina Zenobi

ASSISI – Secondo il dizionario è un “sentimento che porta a riconoscere i diritti, il decoro, la dignità e la personalità stessa di qualcuno, e quindi ad astenersi da ogni manifestazione che possa offenderli”. Ma Cristina Zenobi, la presidente dell’associazione “Nel nome del Rispetto”, perché è di rispetto che si parla, non ama definirlo un sentimento, ma piuttosto un diritto e un dovere, la cui violazione scatena quelle inciviltà e nefandezze che riempiono le cronache. Ecco, dal “centro del mondo”, da anni ormai, è partita una sfida per recuperare e coltivare il senso del rispetto, soprattutto tra i giovani. Tutti i giovani, anche quelli che hanno già violato la legge. Non a caso l’associazione ”Nel nome del Rispetto”, che dopo i primi passi mossi a Foligno e nel resto dell’Umbria è ora una realtà nazionale, ha recentemente siglato un protocollo d’intesa con il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, (un altro è in via di definizione con il Ministero dell’Istruzione) per iniziative da realizzare in tutte le carceri minorili italiane; un grande traguardo, che apre un orizzonte di speranza in un mondo che troppo spesso coniuga giovani e violenza.

Proprio il 20 gennaio scorso si è celebrata in Italia la prima “Giornata del Rispetto”, istituita su proposta dell’associazione umbra, autentico motore di un progetto che schiera già decine di “ambasciatori” in tanti comuni italiani e contempla oltre diecimila studenti coinvolti in un concorso a tema riservato alle scuole di ogni ordine e grado. La prima Giornata nazionale del Rispetto, dedicata al ricordo di Willy Monteiro Duarte, il giovane cuoco di origini capoverdiane ucciso a Colleferro di Roma nel 2020 dalla furia omicida del “branco”, mentre tentava di difendere un amico in difficoltà, è stata l’occasione per una presentazione ufficiale che si è svolta all’Auditorium “Padre Nicolini Evangelista” di Assisi. Il 20 gennaio Willy avrebbe compiuto 25 anni, se non fosse stato brutalmente ucciso. E proprio ad Assisi la mamma di Willy, Lucia Monteiro Duarte, ha rotto il silenzio seguito allo strazio, affidando le sue riflessioni ad un intenso e commovente video:

“Nel mio cuore non c’è odio per le persone che hanno ucciso mio figlio – ha detto tra l’altro – perché l’odio e la ricerca della vendetta impediscono di vedere bene la realtà e non aiutano a costruire la pace, a diffondere il senso del rispetto e soprattutto creano una catena infinita di male. Ai ragazzi voglio dire di non scoraggiarsi anche di fronte alle avversità, perché sono capaci di fare cose meravigliose. Il rispetto – ha aggiunto – è mettersi nei panni dell’altro, capendo che ha i nostri stessi sentimenti”.

Ma sono state tante le voci (compresi i video degli studenti arrivati da tutta Italia) che ad Assisi hanno voluto celebrare la prima Giornata Nazionale del Rispetto, davanti ad una folta platea fatta anche di studenti delle Primarie di Assisi. Dai liceali del “Classico” di Barletta è arrivato un doppio video-regalo: l’inno di Mameli suonato dall’orchestra della scuola e il neonato inno ufficiale della Giornata del Rispetto, composto ed eseguito sempre dai ragazzi. “Sono davvero emozionata e commossa per questo traguardo che ci è costato molto lavoro ma che ci sta regalando tante soddisfazioni” ha detto la dottoressa Zenobi, affiancata dalla vicepresidente dell’associazione, la professoressa Cristina Virili, in apertura dell’incontro (coordinato dal caporedattore Rai Luca Ginetto).

A seguire gli interventi dei tanti sostenitori del progetto, quelli del mondo scolastico e istituzionale ma anche quelli legati ad altri ambiti, come la direttrice del supercarcere di Spoleto Bernardina di Mario, già alla guida del Carcere di Capanne, il presidente della Fondazione umbra contro l’usura Fausto Cardella, Francesca Gosti, curatrice del progetto di “scrittura creativa” nelle carceri di Perugia e Spoleto, il regista Gianfranco Albano, il direttore dell’Ufficio comunicazione del Sacro Convento di Assisi padre Giulio Cesareo, il presidente del Coni regionale Domenico Ignozza, il presidente dell’Aci regionale Ruggero Campi, il generale dei Carabinieri in congedo Giuseppe Meglio, il direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria Costantino D’Orazio (intervenuto con un video-messaggio). Presenze che aiutano a comprendere le infinite declinazioni del concetto di rispetto e mettono a fuoco quello che Cristina Zenobi ama ripetere:

«Quella dedicata al rispetto è la “Giornata delle Giornate”, perché alla base di qualunque iniziativa della vita deve esserci il rispetto, che va conosciuto nella sua essenza ed insegnato alle giovani generazioni».

Già, perché uno dei prossimi traguardi dell’associazione umbra è far diventare il rispetto materia di insegnamento nelle scuole, per fare in modo che il seme germogli e la singola iniziativa diventi “rete”. Ma questa è un’altra battaglia…di sicuro ne parleremo a breve.