Ciclisti non ciclabili

Tempi duri per i ciclisti: nonostante le tante chiacchiere sul “green” o sulla mobilità “sostenibile”, alla fine chi pedala conta sempre di meno. Lo dimostrano anche provvedimenti recenti.

Il primo, quello del trasporto delle biciclette sulle automobili, praticato da chi (come me) si reca nel luogo prescelto di volta in volta, lontano da casa, per effettuare una escursione. Fino a ieri nessun problema particolare ad utilizzare dei porta-bici da portellone posteriore (come me) o da gancio di traino, salvo adottare opportuni accorgimenti, come non coprire la targa e le luci posteriori ed usare la segnalazione di carichi sporgenti con quello da portellone, o dotarsi di una targa di replica da collocare su quello da gancio di traino, già dotato di luci come tale.

A complicare le cose arriva una circolare del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che, per quello da gancio di traino, obbliga il passaggio in Motorizzazione Civile per l’omologazione del porta-bici utilizzato, da sottoporre a collaudo e annotare nella carta di circolazione. Ma questo sarebbe poco.

Stanti le nuove norme, nell’uno e nell’altro caso, porta-bici da portellone posteriore o da gancio di traino, la bicicletta trasportata non può più eccedere in larghezza la sagoma dichiarata del veicolo, esclusi specchietti retrovisori. Per chi ha un veicolo di larghezza inferiore alla lunghezza della bicicletta, che nel caso di una e-bike può arrivare a quasi due metri (la mia è 195 centimetri per 169 centimetri di larghezza nominale della vettura), l’unica possibilità è quella di dotarsi di un’automobile adatta; peccato che quelle di maggiore larghezza non siano certo tra le più economiche. Come fare? Ho chiesto tramite PEC al Ministero di sapere come risolvere il problema delle dimensioni senza cambiare auto: aspetto risposta.

Pesanti multe per i trasgressori ma non per tutti. Ciliegina sulla torta, infatti, i conducenti stranieri che circolano in italia, soggetti a casa loro a normative meno restrittive, non sono passibili di sanzioni in caso di irregolarità.  Com’era lo slogan del Ministro? “Prima gli italiani”. Infatti.

Dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti alla Regione Umbria. Qui uno sciagurato emendamento alla Legge Regionale 28/2001, “Testo unico regionale per le foreste”, proposto dalla consigliera leghista Manuela Puletti ed approvato dalla maggioranza, ha di fatto comportato la decadenza del divieto di cui alla precedente formulazione dell’articolo 7, comma 3 sub b) e c) ove era stabilito che “la circolazione e la sosta dei veicoli a motore (…) è vietata (…) sui sentieri, sulle mulattiere, (…) nei prati, nei pascoli, nei boschi”, subordinando ora il divieto di transito dei mezzi a motore alla collocazione di apposite tabelle che ovviamente è tutta da attuare, con gravi oneri per gli enti territorialmente preposti; tabelle che, per esperienza riguardo alla segnaletica già esistente per le sole “strade”, sarebbero comunque votate a vita breve dagli atti di vandalismo.

Oltre alle associazioni ambientalista, hanno manifestato le loro riserve riguardo al nuovo regime normativo anche 23 sindaci dell’Umbria, ma solo per chiedere tempo di allestire la necessaria tabellazione. Tra questi non compare il sindaco di Foligno, Stefano Zuccarini.

Stante il nuovo regime di circolazione che ne scaturisce, sui sentieri, sulle mulattiere, nei prati, nei pascoli e nei boschi, l’incrocio o superamento tra escursionisti in bicicletta (o a piedi) e mezzi a motore diventa una eventualità reale, e come tale problematica, quando non addirittura a rischio.

In primis perché, al di fuori delle “strade” considerate come tali, non si applica il Codice della Strada, e quindi non esistono regole di condotta e di sicurezza da rispettare da ambo le parti. Secondo, perché, per i veicoli a motore, la copertura assicurativa RC obbligatoria, di norma, non si applica al di fuori delle strade considerate come tali. Di conseguenza, in caso di un sinistro, sui sentieri, sulle mulattiere, nei prati, nei pascoli o nei boschi, tra un mezzo a motore e un escursionista in bicicletta (o a piedi), c’è la seria possibilità che a quest’ultimo non sia garantito il risarcimento dei danni. Analogamente, ho chiesto tramite PEC alla Regione Umbria di avere chiarimenti: aspetto risposta.

Nel frattempo, ciclisti italiani ed escursionisti dell’Umbria, arrangiatevi.