Appennino offline e la fibra resta un sogno

Appennino offline e la fibra resta un sogno

Sulla nostra montagna non c’è connessione veloce nonostante l’importante lavoro contro il divario digitale attuato da Open Fiber.
Senza infrastrutture e servizi lo spopolamento non si può contrastare:
da Colfiorito a Verchiano, passando per Annifo e Volperino, nelle cosiddette aree bianche ‘a fallimento di mercato’ il progresso digitale resta una promessa non mantenuta.

Puntare alla crescita di un’economia slow, alla riscoperta turistica degli Appennini anche e soprattutto attraverso il supporto ai residenti e alle imprese dei territori d’altura rappresenta un elemento cruciale per la valorizzazione e riqualificazione ambientale e paesaggistica della montagna folignate. Tuttavia, il suo ruolo fondamentale nel dibattito sulle risorse e sui progetti di sviluppo futuro è offuscato dall’insormontabile divario digitale che affligge ancora i territori marginali.
Questa disparità, tra chi ha effettivo accesso alle tecnologie della comunicazione e chi ne è escluso, limita drasticamente ogni possibile avanzamento per le comunità svantaggiate. Un esempio tangibile è Rasiglia, località turistica di fama nazionale ma completamente isolata dal punto di vista delle telecomunicazioni, siano esse telefoniche o di connessione wifi. Ogni weekend, migliaia di turisti si avvicinano abbandonando il segnale del telefonino e il contatto con il resto del mondo. In questa cornice, il concetto di digital detox assume una connotazione meno romantica, considerando i disagi che gli abitanti e i commercianti di Rasiglia affrontano quotidianamente, comprese le difficoltà nell’attivare i pagamenti elettronici via Pos.

11 MILA KM DI FIBRA MA RESTA L’ISOLAMENTO

Il 3 aprile 2019 segna l’approvazione definitiva da parte della Commissione europea del “grande progetto nazionale banda ultralarga – Aree bianche” con un costo ammissibile di 941 milioni di euro. Il Piano proponeva un intervento pubblico su scala nazionale, differenziando le “aree cd. ‘bianche’ a fallimento di mercato,” prive di investimenti da parte degli operatori privati, dalle aree cd. ‘grigie’ e ‘nere’ dotate di una o più reti in banda ultralarga.

Nel 2019, il Comune di Foligno accoglie con entusiasmo la campagna finanziata dalla Regione Umbria e l’appalto a Open Fiber, mirati a portare la fibra sui territori montani. Tuttavia quanto inizialmente annunciato come una svolta si è rivelato una rivoluzione solo sulla carta. Il 10 aprile segna l’inizio dei lavori per la costruzione di un’infrastruttura in fibra ottica in modalità FTTH (Fiber To The Home, la fibra fino a casa) nel Comune. Il progetto, presentato dal sindaco di allora, Nando Mismetti, insieme al Regional Manager di Open Fiber per l’Umbria e le Marche, Vito Magliaro, aveva l’ambizione di consentire “il collegamento in banda ultra larga di oltre 19 mila unità immobiliari attraverso una rete in fibra di 11mila chilometri.” Con un investimento totale di circa 7 milioni di euro questi lavori si presentavano cruciali per la città, già ‘connessa’, ma soprattutto destinati a rappresentare una rivoluzione per la montagna.

La palude di Colfiorito

9 FRAZIONI MONTANE COPERTE, RARISSIME LE ATTIVAZIONI

Open Fiber, in qualità di concessionario per la realizzazione della Banda Ultra Larga (BUL), ha svolto un ruolo chiave nella progettazione, costruzione e gestione dell'”infrastruttura passiva. Quest’ultima, resa disponibile a prezzi definiti da AGCOM, è stata destinata agli operatori di telecomunicazione che forniscono servizi finali a cittadini, imprese e Pubblica Amministrazione.

Gabriele Carracoy, Responsabile relazioni con i media e comunicazione per l’Italia centrale di Open Fiber, fornisce ulteriori dettagli. L’area montana di Foligno, classificata come ‘A fallimento di mercato’ e coperta dalla fibra con fondi regionali, include le frazioni di Annifo, Colfiorito, Forcatura, Arvello, Scopoli, Leggiana, Casenove, Rasiglia e Verchiano. Carracoy ha confermato il completamento dei lavori di stesura dei cavi, stimando che abbiano portato 1.143 unità immobiliari “in servizio di vendibilità”.Per verificare la copertura del servizio, è possibile consultare il sito openfiber.it: basta inserire il Comune e la via interessata nella maschera di ricerca. Tuttavia, Carracoy sottolinea che non tutte le abitazioni potrebbero rientrare automaticamente nel servizio. Al contrario, “tutte quelle censite come coperte dalla rete a banda ultra larga di Open Fiber sono raggiungibili attraverso gli ‘Operatori Partner'”, i quali sono indicati sul sito insieme alle rispettive offerte commerciali.

I RESIDENTI: “LA FIBRA C’È MA COLLEGARSI È QUASI IMPOSSIBILE”

Quindi essere tra i “fortunati” della lista non garantisce automaticamente una connessione stabile e veloce. Da una serie di interviste condotte tra gli abitanti delle montagne emerge che molti si sono trovati in difficoltà al momento della chiamata e del sopralluogo degli operatori. Un esempio è rappresentato da un residente di Verchiano, una frazione formalmente ‘connessa’ ma dove nessuno è riuscito ad accedere alla Banda Ultra Larga. Questo residente spiega: “risultando connesso alla rete, ho fatto richiesta e mi è stato detto da Eolo che c’era copertura nella mia zona. Hanno inviato un tecnico che ha effettuato le opportune verifiche, spiegandomi che la fibra era presente nella colonnina di fronte a casa mia, ma era necessario creare un ponte tra la loro colonnina e quella della Tim, l’unica ad avere i corrugati che arrivano all’interno delle abitazioni. Dopo tre mesi, durante i quali Eolo sosteneva di non aver ricevuto risposte alle sollecitazioni rivolte a Telecom per questo lavoro, mi sono stati restituiti i soldi della caparra per l’allaccio.”

Resta da comprendere il motivo per cui Telecom dovrebbe effettuare un collegamento che favorisce Open Fiber, un gestore di rete concorrente. Inevitabile chiedersi se ci siano ambiguità nelle dinamiche commerciali degli operatori di rete coinvolti nelle attivazioni.

FIBRA ‘NON PERVENUTA’ A COLFIORITO O VERCHIANO

“Mi è capitato di effettuare l’attivazione della fibra nella frazione di Sostino o a Colle di Nocera, ma mai a Verchiano – dove ero consapevole che non fosse attivabile – o a Colfiorito e nelle altre frazioni che mi hai menzionato”, afferma un tecnico qualificato di Foligno rispondendo alla domanda sulle difficoltà di attivazione per le utenze considerate coperte da Open Fiber. Spiega che le difficoltà possono emergere nel far passare i cavi dalle colonnine alle abitazioni: “un’operazione onerosa per i gestori il cui costo, nell’ordine di qualche centinaio di euro, potrebbe talvolta essere addebitato alle utenze richiedenti”. Attualmente, l’installazione di un ponte ripetitore risulta essere l’opzione più rapida e semplice, se fattibile, poiché collegare direttamente la fibra alle abitazioni richiederebbe considerevoli risorse finanziarie. Questo spiega le iniziative di Telecom, che da due anni monta antenne per la connettività wireless, e l’approccio di lunga data di Eolo in montagna con la tecnologia FWA (Fixed Wireless Access), un sistema di trasmissione dati che combina fibra ottica e frequenze radio. Una tecnologia che si dimostra l’unica soluzione per chi vive in zone non coperte dalla fibra. Nonostante le informazioni contrastanti, nessuna conclusione definitiva emerge, ma rimane la sensazione che l’ampio investimento nelle montagne per la fibra abbia finora ottenuto risultati limitati. Se collegare le abitazioni montane alle colonnine con la fibra risulta impossibile o eccessivamente costoso per i gestori, e se la soluzione più pratica è scegliere operatori wireless come Eolo che già offrono connessione senza cavi, sorge la domanda sulla coerenza dell’operazione fibra finanziata con fondi pubblici per le zone a fallimento di mercato.

Il santuario di San Salvatore a Verchiano

IL DIVARIO DIGITALE RESTA UNA SFIDA 

In conclusione, l’aspirazione a portare la fibra nelle montagne come parte di un ambizioso progetto nazionale è stata accolta con iniziale entusiasmo, promettendo connessioni veloci e stabili alle comunità rurali, alcune delle quali in Italia hanno avuto grandi benefici da questa iniziativa. Tuttavia, emergono dubbi sulla realizzazione pratica di questa promessa nella montagna di Foligno.
Le testimonianze degli abitanti, le sfide tecniche e la complessità delle dinamiche commerciali degli operatori di rete delineano un quadro contraddittorio. La presenza di “aree cd. ‘bianche’ a fallimento di mercato” sembra essere stata affrontata solo sulla carta, mentre le difficoltà nell’attivazione dei servizi rendono ancora difficile valutare il successo dell’investimento.
La preferenza per soluzioni wireless, come evidenziato dall’installazione di antenne e l’adozione della tecnologia FWA, suggerisce che, in certi contesti, connessioni senza cavi rappresentino la scelta più praticabile ed efficiente. In questo scenario, sorge la riflessione critica sulla coerenza di investire fondi pubblici in un progetto di fibra per zone a fallimento di mercato, se le soluzioni wireless sembrano essere più adatte e accessibili.

La situazione attuale lascia intravedere una disconnessione tra l’entusiasmo iniziale, la pianificazione teorica e la realtà vissuta dalle comunità montane. Affinché l’investimento sulla fibra nelle montagne raggiunga il suo pieno potenziale, potrebbe essere necessario riconsiderare le strategie implementate e adottare approcci più adatti alle sfide uniche presenti in questo territorio.