Secondo Federico

Unica traccia a Foligno di Federico II, fino a ieri, era un dipinto di Mariano Piervittori (Tolentino 1818, Orvieto 1888).

Infatti, tra le opere con cui decorò tra il 1884 e il 1887 la “Sala delle Adunanze” del Palazzo Municipale, c’è l’affresco che raffigura “Federico II giovinetto affidato nel 1198 ai Consoli di Foligno” (sic, Comune di Foligno, 15/10/2001).

Peccato che la figura del “giovinetto” quivi effigiato non sia compatibile con l’età di 4 anni che, essendo nato nel 1194, avrebbe dovuto avere nell’episodio del dipinto. Ciò nonostante,  questa scena resta oggetto di devozione.

Ora, finalmente, il nome di Federico II sarà “ufficializzato” alla Città con una targa già collocata sulla facciata del Palazzetto del Podestà in Piazza della Repubblica e che verrà inaugurata domani 21 marzo. Bene, bravi.

C’è il rischio di altri dubbi? Per fortuna no. Evitando di scivolare su narrazioni opinabili, ci si è attenuti alle parole dello stesso Federico II che, in una lettera dalla quale si fece precedere nella sua visita a Foligno nel 1240,  scrisse tra l’altro:

“Inducimur nihilominus ex illa causa potissime quod in Fulgineo fulgere pueritia nostra cepit: et sicut dum civitatem vestram locum nutriture nostre recolimus, dum vobiscum quasi civiliter convixisse pensamus, erga vos quodammodo dominantis modum excedimus, et naturali quadam humilitate seducti ad vestrum salubre regimen familiariter obligamus”.

Facendo la scelta di proporne la traduzione in italiano di un estratto,  anziché nel testo originale, come sarebbe stato filologicamente più corretto, questa è la scritta che è stata incisa sulla lapide:

“a Foligno cominciò a risplendere la nostra puerizia e così quando ricordiamo la vostra città come il luogo in cui siamo stati allevati in qualche modo ci spogliamo di fronte a voi dei panni del sovrano”

con un virgolettato fuori luogo, che vale come citazione del traduttore anziché dell’autore.

Le mie reminiscenze latine non mi consentono di valutare con convinzione se tale traduzione sia conforme, è un compito che lascio ai professori, anche se ad occhio qualche dubbio mi sorge, in particolare sui “panni del sovrano”.

A margine della questione del testo, c’è da dire che la data sulla lapide (1249) non corrisponde a quella (1240) indicata nella mia fonte (Mario Sensi). Qual è quella giusta?

Sta di fatto che sul come e quando il pargolo Federico II giunse a Foligno, altra leggenda cittadina, si è preferito opportunamente sorvolare. Cosa buona e giusta, alla luce di quanto emerso in proposito nel 1998.

Accadde infatti che  la principessa Kathrin Ira Yasmine Aprile von Hohenstaufen Puoti, che si fregia del titolo di discendente di Federico II, chiamò il quotidiano “la Nazione” per rivelare una sua scoperta, avvenuta durante l’opera di sistemazione dell’archivio della Hohenstaufen House di Alfi Fiordimonte (Macerata), a seguito del terremoto del 1997.

La scoperta consisteva nel fatto che Federico II, che da Jesi, ove era nato, era stato portato inizialmente nella abbazia-fortezza cistercense di Alfi Fiordimonte, per essere allattato dalla duchessa di Urslingen, vi fu successivamente allontanato per essere condotto a Foligno, dove rimase fino al 1197, in virtù di una profezia secondo la quale sarebbe morto ““sub flore apud portam ferream”, cioè in un luogo dal nome di “fiore”, davanti ad una porta di ferro.

Sulla “Nazione” del 24 gennaio 1998, edizione dell’Umbria, sezione Cultura, fu pubblicato un articolo sul tema, di cui scopro solo oggi che l’autrice fu Patrizia Peppoloni, ma del quale articolo, evidentemente, nessuno si è mai curato. Ai giornalisti non è concesso di intromettersi in fatti di Storia e meno che mai nelle leggende.

Spero almeno che la principessa Kathrin Ira Yasmine Aprile von Hohenstaufen Puoti, che ho cercato di contattare scrivendole agli indirizzi e-mail che sono riuscito a trovare in rete, a distanza di oltre 25 anni, possa fare di nuovo la sua apparizione per dire la sua ai Folignati, con l’autorevolezza del suo blasone.