
Questa mattina apro la mia casella e-mail e trovo una missiva dell’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria, inviata agli iscritti come “newsletter” , dal titolo “Codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti” con la quale si comunica che “Dal primo giugno 2025 è in vigore il nuovo Codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti”.
Una parola, “giornalista”, due plurali. Incasso il duro colpo e passo alla riflessione.
Prima considerazione: i giornalisti italiani che, in quanto tali, si esprimono di norma nella lingua italiana, dovrebbero esserne osservanti e difensori. Invece no. Con questa novità si piegano al pensiero unico ed alle politiche di genere imperanti, nel transigere al principio per cui, in italiano, per il plurale di genere promiscuo, in mancanza del genere neutro, si usa quello maschile.
Una questione che non ha valenza solo di carattere linguistico, in quanto denota una rinuncia alla propria autonomia ed indipendenza, che già traspare per quanto riguarda la parzialità nell’informazione: proprio in questi giorni si apprende che l’Unione negli ultimi dieci anni ha versato un miliardo di euro nelle casse di agenzie di stampa, giornali, televisioni e radio per veicolare propaganda europeista.
Ma veniamo agli aspetti paradossali della questione.
Se fino a ieri esisteva solo la figura del “giornalista”, maschile e femminile, lo sdoppiamento del relativo plurale in “giornaliste” al femminile e “giornalisti” al maschile ha, come conseguenza logica, lo sdoppiamento di genere anche del corrispondente singolare.
Cosicché sarà inevitabile avere che il singolare di “giornaliste” al femminile sarà “giornalista” che però, dovendo distinguersi, così come al plurale, dal genere maschile, comporterà che questo dovrà essere, gioco forza, “giornalisto“, un nuovo termine da includere nel vocabolario.
Ma non finisce qui. La stessa regola dovrà applicarsi logicamente alla figura del pubblicista, al plurale “pubbliciste” e “pubblicisti”, con regressione al singolare femminile in “pubblicista” e a quello maschile, necessariamente, in “pubblicisto“.
Idem per “professionista”, al plurale “professioniste” e “professionisti”, con regressione al singolare femminile in “professionista” e a quello maschile in “professionisto“.
Non oso azzardare ipotesi per quanto riguarda la figura del “praticante”, ma faccio gli scongiuri perché sia evitato il limite del grottesco.
Detto questo, d’ora in poi esigerò, per quanto mi riguarda, di essere appellato, come singolare di genere di “giornalisti” al maschile, come “giornalisto” “pubblicisto“. E voglio vedere chi avrà qualcosa da obiettare.
Se è il ridicolo che si vuole, questo è la logica conseguenza.
E adesso, che aprano pure un procedimento disciplinare a mio carico.