Al museo con penalità

Volevo fare la Foligno Card, che consente ai cittadini residenti l’accesso libero e gratuito ai musei di Foligno, una iniziativa encomiabile. Mi sono rivolto allo sportello e mi è stato detto che occorreva la carta di identità, perché solo su questa è riportata la residenza, e la mia firma su un modulo per il consenso al trattamento dei dati. Avevo con me solo la patente e non ho potuto procedere.

Sono ritornato con la carta di identità, l’ho consegnata allo sportello mentre mi veniva consegnato il modulo da compilare e firmare.

Appena poggiata la penna sul foglio per scrivere nome e cognome, mi sono reso conto dell’assurdità di quanto stavo facendo: avrei dovuto dichiarare sotto responsabilità penale le mie generalità, le stesse riportate nella carta di identità da me consegnata e della quale sarebbe stata allegata la fotocopia al modulo compilato.

Praticamente mi si chiedeva di auto certificare sotto responsabilità penale quanto già certificato dal Comune di Foligno e dal Ministero dell’Interno con l’emissione del documento e che da me sarebbe stato semplicemente trascritto. Un fulgido esempio di perversione burocratica.

Ovviamente, da paladino delle questioni di principio, mi sono rifiutato di procedere oltre e, per il momento, rinuncio alla Foligno Card, almeno fino a quando gli scienziati comunali, che hanno concepito o avallato un cotale capolavoro di modulo, non siano rinsaviti e non ne abbiano prodotto uno diverso, che non sia un’offesa all’intelligenza delle persone.

Peraltro, di tale auto certificazione delle proprie generalità sotto responsabilità penale non si fa menzione nella pagina della Foligno Card (vedi) sul sito istituzionale del Comune di Foligno, dovi si parla solo di “acconsentire alla normativa privacy vigente” e questo non fa che rendere la richiesta ancora più assurda, oltre che ridicola.

Ma il colmo del ridicolo si raggiunge laddove è scritto che “la Card (…) su richiesta deve essere esibita unitamente al documento d’identità”.

Il che significa che, per evitare tutte queste contorsioni, basterebbe consentire l’accesso gratuito ai musei a chi esibisca banalmente la carta di identità che, per l’appunto, attesti la residenza a Foligno.  Ma quando mai? Come diceva quel mio compagno di università sud tirolese e di madrelingua tedesca, che zoppicava con la lingua italiana, sarebbe “troppo poco complicato”.