
In vista delle prossime elezioni regionali, le opposizioni persistono nel pressing sulle questioni sanitarie, lamentando la tendenza alla privatizzazione della Sanità in Umbria e ponendo l’accento sul divario che sussisterebbe con le regioni “virtuose”, tra cui ovviamente non può mancare la mitologica Emilia Romagna.
Peccato che, casualmente, mi sia comparso un riferimento ad un articolo in rete (vedi), che tratta di un report di CittadinanzAttiva sulla Sanità in Emilia Romagna del 2023, così titolato:
LISTE ATTESA INFINITE, ANCHE I MALATI ONCOLOGICI PASSANO AL PRIVATO
Liste d’attesa infinite, con calendari bloccati e difficoltà a prenotare anche prestazioni chirurgiche per malati oncologici, costretti a ricorrere al privato. Questo l’allarmante quadro descritto dal report di CittadinanzAttiva sulla Sanità in Emilia-Romagna.
Non ho indagato se per caso, nel giro di un anno, la situazione si sia normalizzata, certo è che non è sempre tutto oro quello che luccica, anzi, può trattarsi di specchietti per le allodole.
Il mio modesto punto di vista si limita ad osservare fenomeni ben più spiccioli ma tangibili, come questa auto del servizio sanitario regionale, parcheggiata nella zona del vecchio ospedale, che reca ancora l’emblema di una ASL 3 Umbria che non esiste più dal 2013, con l’accorpamento delle 4 ASL nelle 2 attuali, una per provincia, con Foligno che però sta sotto Terni.
Sarà stato meglio? Sarà stato peggio? Certo è che spesso, per una prestazione specialistica, ci si vede proporre dal CUP di recarsi a Orvieto o ad Amelia, che per Foligno sono decisamente fuori portata.
Dal mio banale punto di vista penso che, a lasciare che sulle auto di servizio siano ancora adottati ed esposti degli emblemi obsoleti, di certo non ci si fa una bella figura.