Il Terzo Stato

Il Terzo Stato

La professoressa Falconi, che non era l’ultima arrivata, ci aveva inculcato un principio. Diceva che la comunità democratica è eminentemente irreligiosa perché pretende che la vita del cittadino domini ogni altro valore. Lì per lì non capii bene cosa intendesse dire quell’indomita anima liberale, ma ce lo diceva così spesso che il ritornello lo imparai quasi a memoria. Giuseppina Falconi guardava storto Don Giuseppe Cavaterra, insegnate non solo di religione. Lui la pensava al contrario e ci ammoniva che il concetto di libertà era solo quello di una religione che ha coscienza di sé come espressione terrena di Dio. Contraddirli non conveniva a nessuno, perché se la prima t’affibbiava insufficienze a raffica, il secondo ti riempiva di sberle minacciandoti di non aiutarti nei consigli di classe. Non faccio mistero del fatto che delle spintarelle di Don Peppe (“caldi”, “sambi”: il prete baccagliava spigliatamente il gergo di strada) me ne sono avvalso per tutto il liceo, mentre l’ostile professoressa me la sono trovata sempre dalla parte sbagliata. Mi chiamava impietosamente “pezzo d’asino”, “osso buco” (un po’ come fa Sgarbi con le sue capre designate) salvo poi vedermela arrivare a studio, una volta laureato, per recuperare certi creditucci vantati nei confronti delle studentesse morose a cui la mattina faceva lezione tra i banchi e il pomeriggio ripetizione a casa.  

Sono stato educato da mio padre al ferreo rispetto dei principi religiosi, che lui celatamente violava. Forse per aver compreso che la religione non deve risolversi nel concetto di una assoluta invadenza della Chiesa, in un asservimento in lei di tutte le funzioni sociali. Benché Don Giuseppe si fosse applicato molto per erudirmi non ho mai imparato a distinguere le tonache dalle tuniche e i ministri dai ministranti. Invece alla Falconi bastarono un paio di “pezzo d’asino ti boccio” perché imparassi il prorompente significato di “Terzo Stato” e di quanto questo si risolse nelle ragioni della Rivoluzione Francese. Lo riferisco per dare una sostanza ideologica al mio percorso esistenziale, per rimarcare quanto dolga quando s’è giovani l’esercizio martellante dell’autorità, da ovunque esso provenga. Perché, alla fin fine, chi non ha signore è signore egli stesso. 

27.2.2024

giovanni.picuti@alice.it