Il birillo dei Vagabondi

Il birillo dei Vagabondi

Una volta volta siamo andati a piedi da Cesi a Cesi. Così siamo rimbalzati tra due sponde del biliardo (che forse assomiglia a quello del Gran Caffè).
Capiamoci: a noi Vagabondi piace camminare. Inoltre delle tante Umbrie possibili, ce ne piace in particolare una: quella delle montagne. Che guarda caso ha tanto in comune con quella vera, quella degli Umbri antichi, quella della Regio VI augustea, quella dove tanto gradiva camminare anche quel girandolone del Santo d’Assisi.


Così, un po’ di rinterzo e un po’ di sponda, partimmo per un viaggio a piedi da Cesi di Terni a Cesi di Colfiorito, che solo per poche centinaia di metri non è di Foligno e neanche dell’Umbria moderna. Così abbiamo camminato nell’Umbria antica, abbiamo superato agevolmente le cime arrotondate dei Monti Martani, dei quali pochi conoscono il nome e quasi nessuno sospetta i segreti; quindi, a sera, abbiamo raggiunto Spoleto. Poi, all’indomani, abbiamo risalito la Via della Spina, sotto la piramide del monte Maggiore e la pioggia battente, rinfrancandoci nel castello di Pupaggi e  trasformandoci da vagabondi in principi, senza il bacio di una principessa, purtroppo. Così, alla fine di questo viaggio bizzarro dove gli estremi combaciano, abbiamo svalicato e siamo arrivati a Cesi, quell’altro.

Ci sembra di averlo vicino, molto vicino, il nono (o il quinto) birillo (insomma quello centrale), ogni volta che camminiamo nell’Umbria vera, quella delle montagne, dei paesi vivi e di quelli abbandonati, delle meraviglie, dei segreti e della bella gente d’Appennino

Di rimbalzo siamo però subito rientrati nell’Umbria geografica, nel paese di Colfiorito, sull’altipiano della grande madre Cupra, delle saporite osterie e delle gagliarde feste d’agosto un po’ celte e molto appenniniche. Qui abbiamo incontrato uno scrittore che si faceva tutta, ma proprio tutta l’Italia a piedi per suo sollazzo. L’abbiamo battuto a calciobalilla e gli abbiamo rivelato il segreto del ciauscolo, che in realtà è Nutella di porco. Perciò ci disse: seguitemi! Ma noi non potevamo e non volevamo uscire dai nostri sacri confini. Così, in parte siamo rimbalzati a Visso e verso i Sibillini, in parte siamo precipitati verso Foligno per il sasso di Pale, cercando di evitare di finire in buca.


In tutto questo bel gioco, dispiace dirlo, ma il centro del mondo ci è apparso affatto stabile e secondo alcuni, davvero, (ma non ve la prendete) non sta nel Gran Caffè. Piuttosto ci sembra di averlo vicino, molto vicino, il nono (o il quinto) birillo (insomma quello centrale), ogni volta che camminiamo nell’Umbria vera, quella delle montagne, dei paesi vivi e di quelli abbandonati, delle meraviglie, dei segreti e della bella gente d’Appennino che balla (qualche volta contro la sua volontà) e che parla come mangia (genuino e saporito).


È proprio qui, in questa viandanza, che ognuno di noi  si accorge – in genere – di portare in tasca il nono birillo e si sente, almeno per un po’, il centro del mondo. Ma in fondo potrebbe anche non essere così e siam pronti a mutar d’opinione, se ci offrite un bicchiere di Sagrantino.

Il Vagabondo della Valnerina

Gian Luca Diamanti