
Nell’articolo del 7 febbraio scorso (vedi), dal titolo “la porta stretta”, evidenziavo come, quando dal lato della facciata principale di San Feliciano è chiuso il portone centrale, dotato di apposita rampa, l’accesso dei disabili alla Cattedrale sia impedito, stante il fatto che le due porticine laterali, oltre che anguste, sono dotate di scalini. Credevo che il problema fosse solo questo, invece mi sbagliavo. No saprei dire se per coincidenza o in conseguenza del mio articolo, sta di fatto che di recente, in un giorno feriale, passando lì davanti, ho rilevato che il portone principale era aperto. Problema risolto? Non esattamente. Il mio sguardo è stato attratto da due targhette attaccate ad una porta interna, parzialmente a vetri, con su scritto “tirare”. Non mi sono potuto esimere dal fare la prova, constatando che la porta si apre solo verso l’esterno, arrivando facilmente a ritenere che, se un disabile in carrozzina, come probabile, non riesce a tirare a sé una delle due ante o entrambe, non riesca ugualmente ad entrare, a meno di non ricevere assistenza da qualcuno che le tiene aperte. Non posso non chiedermi come, dal 1992, anno in ci fu collocata la rampa per disabili, quando era vescovo Arduino Bertoldo, questo aspetto non sia mai stato considerato. Eppure, per la porta interna, basterebbe usare delle cerniere apposite che permettono l’apertura in entrambi i versi. A tale proposito, sarei curioso di sapere come fa ad entrare in Cattedrale il nostro sindaco Stefano Zuccarini nelle occasioni ufficiali ma, probabilmente, per lui il problema non si pone, perché un codazzo di cortigiani pronti a tenergli aperta la porta, si trova sempre.
