
Nella “capitale della bicicletta”, chi pedala, oltre che all’ospedale, finisce anche all’obitorio. Lo dimostra un fatto recente che ha fatto notizia. Non fa notizia, invece, la situazione di ordinario rischio per chi va in bicicletta e per chi va a piedi, non solo per la mancanza di tragitti adeguati a separare per quanto possibile chi pedala e chi cammina da chi guida, ma soprattutto per l’inadeguatezza delle cosiddette piste “ciclabili” che il rischio, anziché attenuarlo, in molti casi lo aumentano, perché questi tragitti che dovrebbero essere riservati ai velocipedi (e ai pedoni) in realtà non lo sono quasi mai e comunque non in modo continuativo, ponendo inevitabilmente chi le percorre in rotta di collisione con i veicoli a motore. E’ una questione di progettazione ma anche di gestione e di vigilanza. Fatte le “piste ciclabili”, bene o male che sia, nessuno si cura di svolgere una attività di sorveglianza e, se necessario, di revisione dell’esistente. Quando poi ci sarebbe materia per destinare ad uso ciclabile un tratto di strada, si arriva addirittura a negarlo apertamente, come in questo caso, lungo Viale Firenze in zona Paciana, dove su ampio marciapiede sono presenti dissuasori con tanto di segnale di divieto di circolazione ai velocipedi, laddove pedoni e biciclette potrebbero convivere agevolmente. Certe volte viene il sospetto che certe decisioni, o certe omissioni, vengano compiute per dispetto. Dalla città della bicicletta per il momento è tutto, a voi studio.