Da un mese tutti sull’isola che non c’è. Finirà come i dieci piccoli indiani

Sono riuniti da oltre due mesi nell’isola che non c’è ma che in realtà si chiama Topin Island ed è a qualche centinaio di metri dalla cascata dell’Altolina. I coalizionisti di sinistra hanno fatto sbarcare, si fa per dire, dieci candidati che hanno deciso di discutere con impegno per arrivare ad una concreta soluzione: proporre il nome del futuro sindaco. Avevano inizialmente deciso, come pensiero primario, di far votare il popolo. Poi hanno presentato, all’improvviso, il primo candidato.

Ma questa decisione ha avuto come reazione uno spernacchiamento generale che è salito chiarissimo fin sopra la croce di Pale per poi inondare la vallata sottostante. E la colpa è stata data a dei grilli piccoli, piccoli. Quella data è stata segnata in rosso sul calendario della Topin Island con il nome “Giorno del grande peto”.

Ed ora sono tutti alla ricerca dell’assassino virtuale. Così puntandosi vicendevolmente il dito, l’un contro l’altro, sull’isola sono rimasti solo cinque piccoli indiani. Sembra sparito anche il gioioso frinire che scuoteva le fronde dei pioppi. Insomma li grilli non cantano più. E come ci ha insegnato Agatha Christie man mano che il tempo passa dei piccoli indiani non ne rimarrà più nessuno. Riprendendo, a modo nostro, il finale: solo, l’ultimo piddino, alle urne se ne andò, ma alla fine della festa più nessuno lo votò.

Nell’angolo della saletta, dietro una nuvoletta di fumo di sigaro, Peppe de Tanilla che stava a giocà  a briscola con Righetto, inforcò gli occhialetti, mi guardò dritto con i suoi occhi celesti e, mostrandomi l’asso de bastoni, disse: “A Satiru, va vene tutto ma ricordete che San Marco è un gran santu”.