Contro l’Alzheimer il potere terapeutico dell’arte

Contro l’Alzheimer il potere terapeutico dell’arte

il 27 gennaio CRHACK LAB ha presentato il progetto AIDA “Alzheimer patients Interaction through Digital and Arts” e di buone pratiche nazionali presso il Museo Capitolare Diocesano, unico spazio museale in Italia ad aver beneficiato dell’esperimento fra le sei realtà europee coinvolte. Obiettivo dichiarato: utilizzare la museoterapia per favorire il benessere generale dei soggetti con Alzheimer.

Giorgia Marchionni, project manager CRHACK LAB: “Il nostro focus è incentrato sulle attività negli spazi museali, prendervi parte è importante a livello sociale; i musei, come teatri e cinema, sono luoghi della società; grazie a recenti studi, oggi è finalmente chiaro che vivere luoghi culturali come spazi della società rappresenta elemento importante per vita sana e benessere psicofisico dei fruitori. Il merito del progetto, spiega, è l’aver avvicinato il mondo dell’Arte a beneficio psicofisico dei fruitori, non soltanto soggetti con patologie. Nel 2018, la museoterapia viene prescritta per la prima volta in Europa con ricetta medica: “Importante arrivare a un livello del genere anche in Italia”.

Nata per incontrare le esigenze dei soggetti con Alzheimer, negli ultimi anni AIDA interessa anche giovani e caregiver. “Esistono tante buone pratiche e sperimentazioni che viaggiano su binari separati”, continua, “AIDA nasce per unirle sotto un’unica metodologia”. Insieme ai partner europei – FONDAZIONE PATRIZIO PAOLETTI; Bulgaria Alzheimer; Spominčica; OPW; VIBORG MUSEUM; Innovation Frontiers – AIDA ha organizzato incontri locali in sei diversi spazi musali. “L’unica città a beneficiare del progetto in Italia è stata Foligno, con il Museo Capitolare Diocesano.

“Ricordo mai stimolato in maniera diretta ma affiorato dal dialogo”

“Ciascun incontro – prosegue Giorgia Marchionni – è cominciato con un momento di benvenuto, di convivialità; a seguire, ci siamo concentrati ogni giorno su di un’opera diversa, conoscendola e raccontandola sul piano emotivo per stimolare il dialogo e la socialità. Negli ultimi incontri, i partecipanti hanno beneficiato del supporto di visori virtuali, esplorando gli ambienti digitali del museo da loro stessi ideati. “La creazione di ambienti del genere permette alle signore e ai signori di rivivere l’esperienza a casa, grazie al servizio Mozilla Hubs. Abbiamo notato che, alla fine di ogni incontro, si creavano via via dei legami: e che tramite il dialogo, il ricordo riaffiorava senza mai essere stimolato direttamente”.

Giorgia Marchionni

I risultati del progetto AIDA, che ha visto coinvolte 60 persone con Alzheimer, 40 professionisti in sei paesi diversi e altrettanti incontri nei musei associati, hanno mostrato un visibile impatto positivo dell’esperienza sulle capacità verbali e di condivisione delle emozioni dei partecipanti, continuamente coinvolti in maniera attiva. “In Irlanda il successo è stato tale che il partner sta formando professionisti per implementare la metodologia AIDA in tutti i luoghi museali statali. L’obiettivo – conclude – è proseguire con attività del genere nel locale, sperando di seguire presto il modello irlandese”.