Due mondi separati, due rette parallele, Hawkins e il Sottosopra, la sagra della porchetta e quella dei fagioli di soia, Greta Thunberg e un SUV, Blockbuster e Netflix. Ecco cosa siamo diventati.
Da una parte abbiamo Ghali: tedoforo e portabandiera di una generazione attenta alla partecipazione dell’intera comunità alla vita sociale, assaltato come un furgone portavalori sulla Brindisi-Lecce da chi gli dice di tornare a casa o di non esprimere il proprio pensiero e limitarsi a cantare. Dall’altra parte, abbiamo il comico Andrea Pucci, il quale si rivolge ad un pubblico diverso da quello del cantante, fa battute esplicite strizzando l’occh
io a una precisa cultura identitaria in cui ci si riconosce una fetta importante della società, magari più avanti con gli anni, spesso più attenta alla famiglia intesa come tradizionale.
I due sono lontani, anzi lontanissimi, e lo sono ancor di più le persone che si riconoscono in ciò che professano i due schieramenti. E sembra che siamo arrivati al punto in cui non c’è più margine di discussione, uno spazio di confronto anche angusto dove poter parlare, un corridoio stretto o basterebbe perfino una sala d’attesa del dentista con qualche rivista anni 2000 di motori, un sottoscala con una luce fioca dove poter dare parola a pensieri e contraddizioni.
Eppure i due protagonisti, punta e coda della polemica che, come una cometa di passaggio, ci abbandonerà presto e nemmeno ci ricorderemo di quando tutti la stava osservando a bocca spalancata, hanno avuto entrambi a che fare con la censura. O meglio, nel caso di Ghali si tratta di censura istituzionale, il cantante non è stato nemmeno nominato mentre si esibiva in diretta mondiale a San Siro. La censura in questo caso viene dall’alto, nello specifico dalla direzione RAI, che ha scientemente optato di eclissare Ghali e far finta che al centro del palco non ci fosse nessuno. Nel caso di Pucci, invece, si tratta propriamente di censura dal basso, un’onda di insulti nei social hanno spinto il comico a ritirarsi dalla decisione di partecipare a Sanremo come co-conduttore. La corrente amadeusiana di Sanremo che insorge contro il comico considerato “fascista”, il quale si difende dicendo che il fascismo oggi non esiste.
Ad ogni modo, ciò che viene evidenziato non è tanto la sciagura dei due personaggi imbattuti in una censura vecchio stampo o new age, entrambi potranno riscattarsi attraverso la figura del martire e faranno ancora più accoliti nelle rispettive sacche di preferenza. Invece si può notare come ci sia un abisso sempre più profondo, buio e cupo a separare chi adula un certo personaggio piuttosto di un altro. Sarebbe a dire che tra chi è rappresentante di un’idea diversa dalla mia e me non c’è alcun ponte, non c’è una stradina di montagna dove magari, anche se scoscesa e impervia, con fatica ci possiamo incontrare. Non c’è rimasto niente, solamente due treni ad alta velocità che vanno in direzioni opposte e prima o poi sono destinati a scontrarsi.
