L’Erwinia amylovora e Cinturrino: due batteri e una sola mela marcia

L’Erwinia amylovora e Cinturrino: due batteri e una sola mela marcia

La retorica della mela marcia ci ha salvato ancora, il mostro è stato sbattuto in prima pagina e nessuno si farà più domande sullo stato di salute di chi gestisce la sicurezza pubblica in Italia. Non c’è niente da indagare più approfonditamente, Carmelo Cinturrino era un pazzo che girava con un martello e giustiziava pusher e spacciatori, oltre che essere immischiato in loschi affari, stando alle accuse. Thor, così lo chiamavano a Rogoredo, un Avenger dei nostri tempi, un Brumotti che non ce l’ha fatta. Però fino a pochi giorni fa era lui il “buono” secondo l’opinione pubblica rivoltatasi contro Abderrahim Mansouri, il quale ci ha rimesso la pelle. Salvini era dalla parte del poliziotto “senza se e senza ma”, come lo erano anche tanti altri opinionisti e politici. Era stato subito invocato lo scudo penale, come se fosse una fattura di uno stregone del mondo di D&D capace di aumentare le statistiche di difesa ed elusione delle forze dell’ordine sul campo. Allora sembrava che il carabiniere fosse vittima di un complotto, una macchinazione figlia di un sistema che non tutela chi amministra la sicurezza pubblica. Il pasto era pronto e gli avvoltoi, media e classe dirigente, si sono fiondati sul caso per masticarlo e farne bocconi digeribili per noi piccoli uccellini.

Bocconi amari, perché nel giro di qualche settimana il procuratore Marcello Viola e il pm Giovanni Tarzia hanno smascherato la messinscena orchestrata da Cinturrino. A questo punto però c’è stato il tradimento, chi lo aveva difeso non poteva più nascondersi dietro il suo stendardo e lasciare subito lo schieramento diventato, improvvisamente, quello avversario. Il nemico era in casa, precisamente in giardino all’ombra del melo dove sembrava nessuno si fosse accorto che ce ne fosse una, solo una, mela marcia. Allora com’era l’albero delle mele di Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro? Quello di casa Cucchi per intenderci. Chissà che batterio si aggirava nel melo della famiglia Aldovrandi oppure in quello di Ramy Elgaml.

Potrebbe trattarsi di un verme, la maledetta mosca di chi va a coje l’olia, che si annida tra gli alberi di mele del nostro Paese. La risposta viene fornita da una rapida ricerca sul web: l’Erwinia amylovora è una malattia infettiva che provoca il disseccamento rapido del melo, forse a questo si riferiva il Ministro Salvini. Da non confondere con i 100 milioni di batteri benefici delle mele biologiche, tutt’altro effetto hanno gli agenti patogeni dell’erwinia amylovora. I sintomi sono un annerimento delle foglie, con rami che si protraggono verso l’alto come un braccio destro alzato. Il batterio si diffonde sia con la pioggia che col vento, sotto ogni clima politico e sembra resistere nel tempo. Si tratta di un organismo la cui difesa si basa sulla prevenzione, eliminazione delle parti infette e, nei casi gravi, distruzione dell’intera pianta. Ma vabbè, tanto è solo una mela marcia. Non farà male a nessuno finché non ti cade in testa e te la spappola e mette accanto al tuo cadavere una pistola a salve.